venerdì 11 febbraio 2011

Trappola mortale, 6 arresti dopo 14 anni


Sono accusati di essere i mandanti e gli esecutori di due omicidi di camorra avvenuti
quattordici anni fa. Le vittime furono Antonio
Maione e Vincenzo Tubelli, i cui cadaveri furono rinvenuti carbonizzati in una vettura, una
Fiat Croma, parcheggiata alla periferia di Afragola, nell’hinterland napoletano (nelle due foto a sinistra). Si tratta di sei persone componenti del sodalizio “Sarno-De Luca Bossa”, che
gestiva le illecite attività nel quartiere Ponticelli. Tutti sono accusati di essere responsabili
del duplice omicidio aggravato dal metodo
mafioso.
Le manette sono scattate ai polsi di Antonio
De Luca Bossa, 40 anni, Salvatore Romano, 36
anni, Fabio Caruana, 40 anni, Felice Mutone, 40 anni, Antonio Tubelli,
43 anni, e Ferdinando Adamo, collaboratore di giustizia, finito ai domiciliari. Analogo provvedimento restrittivo ha riguardato una settima
persona, attualmente resasi irreperibile, dopo essere sfuggita alla cattura. Nel corso delle indagini condotte dai carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di
Napoli, è stato accertato che, all’epoca del fatto, i Sarno intendevano
perseguire il disegno criminale con cui estendere il controllo degli affari illegali all’intera area vesuviana. Elementi acquisiti durante l’individuazione di quelle attività, nei territori di Cercola e Volla, hanno condotto gli investigatori dell’Arma a fare luce sul movente dei due efferati omicidi identificando i mandanti, gli esecutori ed i fiancheggiatori.
La ricostruzione della vicenda di sangue ha
consentito di chiarire che Antonio Maione e
Vincenzo Tubelli, detto anche “Tonino di Cesarea”, erano legati pure al clan Bocchetti, di
Secondigliano, ed erano ritenuti un grosso
ostacolo alle mire espansionistiche su Cercola dei fratelli Sarno, i quali decisero per la
sua eliminazione, che fu commesso nelle vicinanze di un plesso scolastico occupato dai
genitori di Sarno, nei pressi del Parco Vesuvio. Secondo quanto verificato dai militari, i
due furono attirati in un agguato con il pretesto di dovere partecipare ad un summit di
camorra.
Furono uccisi, quindi, con colpi di pistola impugnate ed usate da Ferdinando Adamo e
Fabio Caruana. Era la sera del 21 ottobre
1997. Gli spari, però, non furono letali per Antonio Maione che venne finito con un coltello da salumiere, di cui i killer si erano dotati proprio per
sopperire ad una eventualità del genere.
Dal racconto dei collaboratori di giustizia, ascoltati dai magistrati della Dda, la scena del crimine era stata ridotta in una maniera tale che i
killer, unitamente ad alcuni complici, avvertiti successivamente ed accorsi nel Rione De Gasperi, erano stati costretti a ritinteggiare le pareti del locale dove era avvenuto il duplice omicidio per cancellare le tracce.
Sulla scena del delitto, poi, alcuni affiliati ritornarono qualche anno dopo «addirittura – come scrive la Procura di Napoli – per cambiare le piastrelle del pavimento dell’ambiente stesso».