lunedì 28 marzo 2011

Organizzò rivolta, condannato Amato jr



Era stato condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per il reato di resistenza a pubblico ufficilae. Adesso in Appello per quel reato ha ottenuto
uno sconto di 4 mesi ma una condanna in più a 8 mesi per il documento
falso che aveva con se. Questo il verdetto per Raffaele Amato jr detto “capa ianca”, nipote dell’omonimo ras degli scissionisti di Secondigliano, difeso dall’avvocato Luigi Senese. Secondo l’accusa Amato era stato alcuni
anni fa a capo di una rivolta organizzata via telefono seguita da una violenta colluttazione. Ma solo contro i carabinieri, intervenuti per arrestatare due pregiudicati, uno dei quali era proprio Lelluccio Amato, sono state

rivolte parole minacciose. Questo fu il bilancio di una nuova giornata di
guerriglia metropolitana quella che purtroppo si registrò tra Sant’Antimo
e Melito. I militari arrestarono in flagranza per lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e per danneggiamento e minaccia commessa avvalendosi delle condizioni di associazione per delinquere di tipo mafioso
(poi caduta in sede di dibattimento grazie al lavoro difensivo) Francesco
Ferro, residente a Melito in via De Nicola, già noto alle forze dell'ordine ed
Raffaele Amato, appena 18enne, residente a Napoli sul vico Parrocchia,
già noto alle forze dell’ordine e ritenuto, nonostante la giovanissima età, affiliato agli scissionisti del clan di Lauro e condannato anche per 416bis.
Lelluccio è infatti il nipote di Raffale, il boss 42enne, considerato da investigatori ed inquirenti il fautore della scissione da Paolo Di Lauro e capo del
clan che porta il suo nome e quello del suo braccio destro Pagano. I due transitavano sul corso Europa a Sant’Antimo a bordo di Fiat Bravo di proprietà di una società di autonoleggio. I carabinieri, nel corso di un normale
controllo alzarono la paletta ma loro non ottemperarono all’alt dei militari
dell’Arma. Anzi accelerarono in segno di sfida dandosi alla fuga, percorrendo ad alta velocità e spesso contromano le vie del centro e dei limitrofi comuni di Sant’Antimo e Giugliano in Campania. Quando scapparono
i carabinieri immediatamente si misero sulle loro tracce ed iniziarono un
inseguimento. Dietro di loro c’erano militari della aliquota radiomobile di
Giugliano e una pattuglia della tenenza di Sant’Antimo accorsi in ausilio
dopo la comunicazione via radio dello spericolato inseguimento per le strade del centro a sirene spiegate. I tre riuscirono a raggiungere il rione popolare 219 di Melito, considerata la roccaforte incontrastata della cosca
degli “spagnoli”. A quel punto i tre, sentendosi al sicuro, abbandonarono
il veicolo tentando di dileguarsi a piedi. Nonostante la presenza di un centinaio di residenti avvisati per telefono durante l’inseguimento i carabinieri riuscirono comunque ad immobilizzare Ferro e Amato dopo una violenta colluttazione nel corso della quale furono loro rivolte reiterate e plateali minacce di morte. Al momento di caricare i due sulle auto militari la
folla non si arrese anzi si scagliò con calci, pugni e sputi contro i mezzi di
servizio. Un maresciallo ed un carabiniere effettivi alla tenenza di Melito
furono medicati per contusioni multiple guaribili in 2 giorni.