sabato 9 aprile 2011

«Così Apice uccise Bacioterracino»


di Fabio Postiglione giornalista e fonte autorevole del giornale il roma..
Era voltato di spalle in un sito riservato. Biagio Esposito, uno dei capi del
clan Amato-Pagano, è stato sentito ieri dalla quinta Corte d’Assise, dove è
testimone per il processo contro Costanzo Apice, accusato di essere l’assassino di Mariano Bacioterracino, il pregiudicato ammazzato nel clamoroso
agguato dei Vergini, ripreso dalle telecamere di sicurezza. Il video fece il giro d’Italia perché diffuso dalla Procura che voleva così stimolare chi aveva
vista a fare il nome dell’assassino. In realtà era un modo anche per provocare reazioni nelle decine di persone intercettate tra i quali, gli affiliati al clan
Sacco-Bocchetti di San Pietro a Patierno. Ieri Biagio Esposito, ha ricostruito
passaggio dopo passaggio le fasi che hanno portato a quell’omicidio, o meglio quello che era a sua conoscenza di quel delitto. Una storia fatta di messaggi in codici, di piaceri che un clan fa all’altro e di soldi che girano.
«Noi
del clan Amato-Pagano appoggiamo i Sacco-Bocchetti per fare l’omicidio
alla Sanità ch avvenne anche grazie ai Lo Russo. A sparare fu Costanzo
Apice ch partì, mentre le armi furono date da noi. Da Afragola arrivarono i
soldi. Apice per quel delitto ebbe solo cinquecento euro e si venne a lamentare da me. Io sapevo però che dai Moccia erano arrivati molti più soldi. Inoltre furono dati una volta da quelli di San Pietro e una volta da quelli di Afragola, tre mila euro alla famiglia di Costanzo». Poi Biagio Esposito
fa riferimento anche al video choc che ha fatto il
giro non solo di Italia ma
di tutto i network del
mondo. «Si vedeva che
era lui e noi eravamo dispiaciuti perché a Costanzo gli volevamo bene.
Lui era uno dei migliori killer del clan Sacco-Bocchetti ma non era stato attento. Anche i Moccia erano dispiaciuti perché quell’omicidio era stato fatto per loro e si chiedevano come fosse stato possibile che nessuno si era accorto di quelle telecamere di sorveglianza». Poi Biagio Esposito, che per
mesi è stato uno dei ras a capo del clan Amato-Pagano ha riferito del rapporto che aveva con Apice. «Mi voleva tanto bene che mi chiamava amore - ha riferito il collaboratore di giustizia -. Una volta lo vidi spacciare e mi
chiesi come mai quelli di San Pietro lo avessero messo a fare quel lavoro di
secondo livello dato che lui era molto bravo in alto. Mi disse che c’erano
dei problemi». Poi alla fine dell’interrogatorio, dopo il serrato esame del pm
Sergio Amato e il controesame degli avvocati Claudio Davino e Michele
Caiafa (dove per altro gli sono state contestate alcune circostanze che non
erano del tutto lineari con i verbali resi negli interrogatori), si è rivolto ad Apice dicendogli: «Costanzo apri gli occhi, il re pensa solo ai fatti suoi». La Corte a quel punto ha chiesto chi fosse il re e Esposito ha detto che riferiva alla camorra: «Sono tutti i boss di Napoli, pensano solo a loro».