martedì 5 aprile 2011

«Di Lauro fece ritrattare supertestimone»


Una testimonianza importante, una ritrattazione a sorpresa e un giallo
che adesso potrebbe essere svelato in Corte d’Assise d’Appello dove a
fine mese si celebrerà il processo a carico di Luigi Buono, condannato
all’ergastolo per l’omicidio Nunzio Cangiano. Era il truce omicidio al parco acquatico Magic World e una delle fasi più cruente della cosidetta
“seconda faida di Scampia”. Ebbene uno dei killer, Carlo Capasso, diventato nel frattempo collaboratore di giustizia, ha raccontato ai pm della Dda un retroscena inquietante maturato nel corso del dibattimento.
Secondo il racconto del collaboratore di giustizia Marco Di Lauro, il superlatitante figlio di Ciruzzo “’o milionario” avrebbe ottenuto da Raffaele Amato la ritrattazione della supertestimone minorenne e di sua madre che aveva visto in faccia l’assassino. E così fu. In aula madre e figlio

furono reticenti ma secondo i giudici perché ebbero delle grosse pressioni dal clan, circostanza questa avvalorata adesso dal racconto di Capasso. Di Lauro inviò un suo emissario dal nemico Lelluccio “’a vicchiarella”, in piena faida, per chiedere la ritrattazione della donna che era
sua parente. Carlo Capasso non sa se sono stati versati dei soldi dalla cosca, non lo ricorda. A fine mese sarà comunque ascoltato dal pg in Corte d’Assise d’Appello dove Luigi Buono è assistito da Claudio Davino e
Diego Abate. I due testimoni si presentarono nell’ultimo giorno utile,
quello che doveva essere destinato alla pronuncia della sentenza dopo
la discussione degli avvocati difensori.
Madre e figlio erano i supertestimoni che la Procura aveva cercato per
mesi, per un anno intero, con la speranza di trovarli, con la speranza che
potessero confermare quanto avevano dichiarato poco dopo l’omicidio
di Nunzio Cangiano, assassinato al Magic World tre estati fa nella ultime fasi della faida di camorra tra il clan Di Lauro e gli scissionisti degli
Amato-Pagano. «Abbiamo saputo che ci cercate», dissero. La prima a
chiedere di parlare è stata la donna. «Non sapevo che mi cercassero. L'-
ho saputo da mio figlio che l'aveva letto da qualche parte sui giornali. Di
quel giorno io non ricordo nulla. So solo che ci furono degli spari e che
morì una persona. Poi sono andata in caserma ed ho firmato il verbale
ma non so cosa ci fosse scritto dentro. Io sono analfabeta». Accuse ovviamente gravissime: firmare un verbale senza rileggerlo e senza essere certi di quello che ci sia dentro è un reato. I militari non avrebbero
mai potuto commettere una leggerezza del genere. «Erano due, era alti
e robusti e sono convinto che fossero loro killer», disse il ragazzino. Ma
dopo una lunga camera di consiglio la sentenza: ergastolo. Questo perché secondo la Corte d’Assise i due supertestimoni sono stati minacciati dalla camorra per evitare che parlassero e che raccontassero quando avevano visto con i loro occhi quella drammatica mattina di agosto
quando tanta gente era andata per divertirsi e invece purtroppo furono
testimoni di un delitto atroce.
Post copiato dal giornale il roma.....