domenica 10 aprile 2011

In fuga tre mesi, preso ras dei Di Lauro


di Luigi Sannino giornalista del quotidiano il roma
È stato arrestato ieri mattina, dopo tre mesi di latitanza. L’aria di Napoli non era più buona per lui, ma non per la faida di Scampia in cui
era stato coinvolto e i cui strascichi non si sa quando finiranno. Per Ferdinando Emolo di Secondigliano soprannominato “Nanduccio”, restare in città rappresentava un pericolo di altro genere: dal 7 gennaio scorso infatti le forze dell’ordine lo cercavano per arrestarlo in seguito a una

condanna per camorra. Deve scontare 7 anni e mezzo di reclusione, al
termine dei quali sarà sottoposto a libertà vigilata per altri 36 mesi. Ma
è una sentenza sopportabile, se si pensa che il 31enne fu tirato in ballo dai pentiti per aver fatto parte del gruppo di fuoco del clan Di Lauro
e che le inchieste a suo carico sono state più d’una. Accuse, come quella di aver partecipato all’omicidio di Biagio Migliaccio, dalle quali è
uscito assolto in primo e secondo grado nonostante la procura avesse
chiesto l’ergastolo. Sono stati i carabinieri del Ros (Reparto operativo
speciale) e del Reparto operativo di Napoli a rintracciare e a stringere
le manette intorno di Ferdinando Emolo, fin da giovane affiliato di spicco del clan Di Lauro. Il 7 gennaio inutilmente gli investigatori dell’Arma lo avevano cercato per notificargli il provvedimento restrittivo e
condurlo al carcere di Secondigliano, almeno per i primi tempi di detenzione. “Nanduccio” era già uccel di bosco, anche se la latitanza non
è durata. I militari d lo hanno individuato e catturato a Cisterna di Latina, in località Borgo Bainsizza, in un villino in compagnia di un 35 di
Ardea (in provincia di Roma), che è stato denunciato per favoreggiamento personale.
Al momento dell’arresto il ricercato non era armato: Non ha opposto resistenza né tentato di fuggire ma si è giocato l’ultima carta disperata
esibendo documenti contraffatti. Ma gli uomini dell’Arma lo conoscevano benissimo e con un sorrisetto gli hanno fatto che era giunto il momento di arrendersi. Allora Emolo ha risposto con una smorfia e ha consegnato i polsi. Per la carta d’identità falsa sarà denunciato a piede libero. “Nanduccio”, così come veniva indicato dai primi pentiti di Secondigliano”, è salito alla ribalta della cronaca a proposito di un terribile
“botta e risposta” tra i Di Lauro e gli “scissionisti”: prima l’omicidio di
Biagio Migliaccio, incensurato ma cugino del ras Giacomo Migliaccio
“’a femminella”, e poi per l’agguato mortale a Gennaro Emolo, padre di
Ferdinando. Una vendetta trasversale secondo gli investigatori.
Sull’omicidio Migliaccio ha parlato il collaboratore di giustizia Domenico
Rocco, le cui dichiarazioni non sono però servite a far condannare i due
imputati, Ferdinando Emolo e Antonio Mennetta. Il pentito aveva così
ricostruito il delitto: “io vi ho partecipato facendo da palo mentre in
quattro lo eseguivano: Domenico Girardi, “Er Nino”,  Ferdinando Emolo detto “Nanduccio” e Ugo De Lucia”. Ma nessuno dei quattro è stato
ritenuto colpevole.