mercoledì 13 aprile 2011

Napoli, i segreti del boss-pentito: così informavo la polizia.

Due faide di camorra e gli affari dei clan come nessuno le aveva ancora mai raccontate. I retroscena della cattura di boss dell’Alleanza, e poi ancora il ruolo di informatore svolto per conto della polizia: c’è anche questo nei verbali depositati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’udienza preliminare che si svolge davanti al gup Carlo Modestino nella quale è imputato con l’accusa di traffico di droga l’ex boss di Miano Salvatore Lo Russo.

Lo Russo è oggi un collaboratore di giustizia prezioso. Dall’ottobre 2010 sta riempendo pagine e pagine di verbali con dichiarazioni che creano nuovi filoni di indagine. Ai pubblici ministeri Sergio Amato ed Enrica Parascandolo ha ricostruito vent’anni di affari e malaffari di camorra. Le sue dichiarazioni appaiono credibili agli inquirenti: l’ex numero uno della cosca dei «Capitoni» si spinge persino ad accusare il figlio, ed appaiono convergenti con quelle rese di recente da altri due ex affiliati che hanno iniziato a collaborare con la giustizia (Ciro Esposito e Michele Vitagliano).

Salvatore Lo Russo non fa segreto di essere stato per anni un informatore della polizia. Riferendo circostanze relative alla faida di Scampia, dichiara di aver ospitato a casa sua tale Vincenzo Menna, e subito dopo aggiunge: «Di questo si potrà trovare riscontro anche nel fatto che di tale circostanza informai il dottor Pisani (capo della Squadra mobile di Napoli, ndr), in quanto questi era impegnato nella cattura di Paolo Di Lauro. La scelta del terrazzo non fu casuale perché ciò avrebbe consentito alla polizia di scattare le fotografie o rilevare quanto accadeva, da via Moiariello, posto dal quale è ben visibile casa mia». Ed ancora: «Ho avuto rapporti con il dottor Pisani nella seconda metà degli anni ’90», dice Lo Russo. Segue una parte omissata. «Fatto sta - sono sempre parole di Salvatore Lo Russo - che quando ci siamo visti al ristorante il dottor Pisani mi diede il suo recapito telefonico, dicendomi che potevo rivolgermi a lui se avessi avuto bisogno di qualcosa. Trovai strana la circostanza e quella stessa sera gli telefonai da una cabina pubblica chiedendogli di spiegarmi cosa in realtà volesse da me. Fu così che ci incontrammo e lui mi disse che era sua intenzione catturare alcuni latitanti dell’Alleanza di Secondigliano, se ben ricordo si trattava di Gaetano Bocchetti».

L’ex boss spiega successivamente che «proprio a questo rapporto instaurato con la polizia si lega, ad esempio, la cattura di Longobardi» (personaggio affiliato a un clan dell’Alleanza di Secondigliano). «Nessuna sorpresa», replica la Questura di Napoli. Da via Medina arriva una risposta forte e chiara alle dichiarazioni contenute nei verbali di Salvatore Lo Russo, che ha sostenuto di essere stato un confidente della polizia.

«Ogni bravo poliziotto - prosegue la nota della Questura di Napoli - deve essere abituato a indossare l’impermeabile quando piove; e a mettere le mani nel fango, magari sporcandosele anche, se serve. L’importante è che la sua coscienza resti integra, sempre e comunque».
I verbali di Lo Russo sono spesso interrotti da pagine bianche, numerosi omissis disposti dai pm. Tra le parti secretate ci sono, ad esempio, quelle in cui l’ex boss fa i nomi delle persone alle quali ha fornito cocaina.

C’è, infine, un lungo capitolo riguardante le varie attività illecite gestite dai clan dell’area nord di Napoli: dai traffici di droga alle estorsioni, e persino un riferimento all’omicidio commesso alla Sanità nel 2009 di Mariano Bacioterracino, ripreso da una telecamera a circuito chiuso. In quest’ultimo caso le dichiarazioni sono quelle di un altro collaboratore, Carmine Cerrato, che conferma le accuse a Costanzo Apice, ritenuto il killer di Bacioterracino.
Per quel che riguarda il racket, invece, Lo Russo rivela che «tra le attività del clan dei “Capitoni” c’è la distribuzione dei fuochi artificiali a Napoli e in provincia. Un business che frutta ogni anno centinaia e centinaia di migliaia di euro. «Soldi - conclude Salvatore Lo Russo - che si aggiungono a quelli riscossi nel periodo natalizio con l’installazione delle luminarie, quando ogni commerciante deve pagare dai 70 ai 100 euro».