domenica 15 maggio 2011

Caso Cimminiello, parlano i pentiti



Svolta, grazie alla collaborazione di quattro pentiti (ritenuti  appartenenti alla cosca AmatoPagano), nel processo per l’omicidio
del tatuatore trentunenne Gianluca
Cimminiello, ucciso il 2 febbraio del

2010 nei pressi del suo negozio di tatuaggi. A parlare sono stati i collaboratori di giustizia Biagio Esposito,
Carmine Cerrato, Luca Menna e Luigi Secondo. Tutti hanno puntato il dito contro Vincenzo Russo, meglio noto con il nomignolo di “’o Luongo”,
che ad oggi risulta essere l’unico imputato di questo processo. Interrogato nel corso dell’ultima udienza dibattimentale (siamo alla quinta udienza), l’imputato, che ha negato ogni
tipo di rapporto con esponenti della mala locale, ammettendo di conoscere in modo occasionale, il testimone Salvatore Russo, ovvero il panettiere,
che era stato sentito in udienza la scorsa settimana. Fissato per il prossimo 6 giugno, la prossima udienza dibattimentale, che dovrebbe essere comunque un’udienza interlocutoria. Nel frattempo, il difensore dell’imputato Vincenzo Russo (per il quale vale la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva passata ingiudicata), ha chiesto di sentire come testi della difesa, quattro testimoni, uno dei quali è il tatuatore, che avrebbe avuto
uno scontro “dialettico” (attraverso Facebook),  con la vittima. Un’importante
contributo è stato dato dal “pentito” Biagio Esposito, che ha iniziato la sua
collaborazione con la giustizia nel luglio del 2010, da uomo libero. Il collaboratore Biagio Esposito (ovviamente le persone tirate in ballo dalle accuse del pentito vanno ritenute assolutamente innocenti fino a prova contraria), ha iniziato il suo racconto, spiegando che Vincenzo Novello (cognato
di Cesare Pagano), dopo essere stato picchiato da Gianluca Cimminiello, si
era rivolto a Lello Aprea, per avere ragione, il quale aveva dato mandato a
Biagio Esposito di organizzare nell’immediatezza una spedizione punitiva
in danno del giovane tatuatore, ma il raid era finito a vuoto poiché la vittima designata (Gianluca Cimminiello) aveva chiuso il negozio facendo perdere le sue tracce. Tornati indietro, almeno secondo il racconto reso dal collaboratore, il gruppo aveva deciso di punire Gianluca Cimminiello gambizzandolo, ma poi la decisione  era stata cambiata, con il “placet” dello
“Zio” ( detenuto, all’epoca dei fatti, agli arresti domiciliari a milano),affidandol’incarico a Vincenzo Russo ed ad un secondo uomo (che è stato indicato
in udienza con il nomignolo), il quale avrebbe provveduto su indicazione della cosca criminale. Similari sono state le dichiarazioni rese l’altro giorno dai
collaboratori di giustizia Carmine Cerrato (cognato di Cesare Pagano), Luca Menna e Luigi Secondo (quest’ultimi tre cognati tra loro), i quali hanno
scaricato tutti su Vincenzo Russo, il quale ha chiesto di essere sentito negando ogni addebito, rimandando al mittente tutte le accuse, negando di
conoscere la vittima, il suo negozio,  non sapendo comunque indicare (al
pubblico ministero Gloria Sanseverino), il luogo in cui si trovava la sera dell’omicidio, ammettendo di conoscere il teste Salvatore Russo ( ovvero il panettiere) in modo superficiale. In ogni modo, al termine dell’udienza dibattimentale (durata circa 4 ore), suoi volti dei parenti di Gianluca Cimminiello, si notava segni di soddisfazione. In aula, anche i rappresentanti di
alcune associazioni antimafia napoletane,  che da sempre sono accanto alle vittime innocenti di camorra.