mercoledì 8 giugno 2011

Nei libri mastri il business dei Di Lauro


Quattro affiliati di massima fiducia gestivano i conti attuali del clan Di
Lauro, retto dai fratelli Marco e Antonio, figli del boss detenuto Paolo detto “Ciruzzo ‘o milionario”. E il sequestro dei “libri mastri”, con tutta la documentazione contabile relativa alle entrate e alle uscite, rappresenta per
la Dda un risultato importantissimo. Tanto da scrivere che “si ha finalmente un quadro preciso e circostanziato dell’intero volume d’affari del

sodalizio nonché dell’entità delle risorse economiche attualmente a disposizione degli accolti al gruppo”.
Secondo la procura antimafia, i libri contabili del clan Di Lauro sono stati “materialmente realizzati e gestiti da Nunzio Talotti, Antonio Lucarelli, Daniele Tarantino e Massimo Rossi”. Sull’argomento i magistrati definiscono “significative” le dichiarazioni rese da Carlo Capasso nell’interrogatorio del 23 giugno 2010.
«La contabilità del clan Di Lauro è gestita da Talotti Nunzio, Lucarelli Antonio, Tarantino Daniele e Massimo Rossi. Sono questi quattro che hanno, di fatto, la situazione economica aggiornata. Marco Di Lauro non è a
conoscenza delle spese, ma ha una visione complessiva dei guadagni e
delle uscite sostenute dal suo clan. Infatti, in più di una occasione sono
stato presente quando Marco Di Lauro, presso l’abitazione di Vizzaccaro
Gennaro, ha chiesto contezza a Talotti Nunzio sul guadagno mensile e
sulle spese sostenute. Marco Di Lauro non è mai andato, per quanto è a
mia diretta conoscenza, nello specifico di ogni singola spesa e/o introito.
Tutti i blocchetti che mi sono stati mostrati sono stati scritti da Talotti
Nunzio. Infatti, oltre a riconoscere la sua scrittura, in più di una occasione ho visto io personalmente Talotti Nunzio compilare detti appunti. Per
quanto riguarda la contabilità dell’anno 2010 la stessa è stata sicuramente
compilata da Lucarelli Antonio e da Massimo Rossi quest’ultimo appellato con il soprannome de ‘o ciuwava. Di ciò ne sono certo in quanto ho
riconosciuto la scrittura di Lucarelli Antonio e di Massimo Rossi».
Le dichiarazioni di Carlo Capasso sono state poi confermate da altri due
collaboratori di giustizia, Salvatore Esposito e Giuseppe Capasso. Esposito così si espresse nel verbale del 14 ottobre 2010: «Riconosco nella foto n. 7 Talotti Nunzio. Ora che ricordo lo stesso è anche chiamato con il
soprannome “bac”, ovvero “bacchettone”. È lui che controlla le due piazze di spaccio del rione, ovvero hashish e marijuana da un lato, cocaina e
crack dall’altro, su disposizione di Antonio Di Lauro e, quindi, del fratello latitante Marco. Non saprei dirvi se il Talotti abbia commesso altri reati. È lui che cura la divisione della droga e la paga delle settimane agli affiliati al clan, comprese alle famiglie dei detenuti e dei deceduti nel corso delle faide con gli Scissionisti. Talotti si avvale della collaborazione di
Rossi Massimo, detto “ciuaua”, Lucarelli Antonio e Zimbetti Angelo, ovvero colui che avete arrestato lo stesso giorno in cui avete tratto in arresto anche me».