venerdì 1 luglio 2011

Licciardi: «Bombardiamo il Tribunale»


Senza se e senza ma.
Pierino Licciardi “’o fantansa”
quando aveva saputo che Luigi
Giuliano era pronto a pentirsi non
ci pensò su due volte: «Bisogna far
saltare in aria il Tribunale». Era
pronto un piano da mettere in atto se queste accuse avessero sfiorato esponenti legati all’Alleanza
di Secondigliano. È quanto ha raccontato ai magistrati Raffaele Giuliano detto “’o zui”, ex boss di Forcella e adesso collaboratore di giustizia, indagato a piede libero per
essere il mandante dell’omicidio

di Anyo Arcella, l’avvocato di Luigi “’o rre”. Proprio nelle pagine dell’ordinanza che hanno portato in
carcere Gennaro Barnoffi, ritenuto
il killer del penalista, c’è un passaggio su un piano ipotizzato da
Pierino Licciardi, ergastolano detenuto da anni al carcere duro e
all’epoca dei fatti, siamo a fine anni Novanta, un ras di primissimo
piano. La riunione della quale racconta Raffaele Giuliano si era resa necessaria perché non si poteva pianificare un delitto così importate da soli. Solo Forcella e il
clan Giuliano non poteva decidere per tutti. Il verbale è del 14 aprile del 1999. «A seguito della decisione di costituirsi decisa da mio
fratello Luigi, avevo assunto il ruolo di capo. Conseguentemente
avevo preso parte ad un incontro,
svoltosi presso la vecchia casa di
Egidio Annunziata al rione Amicizia, dove vi erano tra gli altri,
Giuseppe Lo Russo, Patrizio Bosti,
che era latitante, Pierino Licciardi, Michele detto “Gheddafi”, nipote dei Mallado, Gennaro Sacco,
nel corso del quale i capi di Secondigliano avevano avanzato non
poche perplessità in merito alla
scelta di mio fratello Luigi di costituirsi, scelta che contrastava
con le regole camorristiche, ma
espimevano fiducia del fatto che
mio fratello avrebbe risolto tutti i
suoi problemi con la giustizia e
che tutto si sarebbe risolto al meglio. A ritorno dalla Jugoslavia,
Avagliano mi disse tutta la storia
che girava intorno all’avvocato Arcella, compreso il fatto che spingesse mio fratello al pentimento.
Successivamente avevo preso parte ad un altro incontro con le famiglie di San Giovanniello, cui
parteciparono le stesse persone
del primo incontro. In merito al
pentimento di mio fratello e alle
presunte responsabilità dell'avvocato Arcella, Pierino Licciardi diceva che era necessario innanzitutto “schiattare la capa” all’avvocato e se questo non fosse bastato far saltare in aria il tribunale proprio a proposito dell’esistenza di
collaboratori che coinvolgevano i
Mallardo, i Dell’Aquila ed altre persone del gruppo di Secondigliano».
La circostanza che gli esponenti
della malavita di Secondigliano furono solo successivamente indicati da Giuliano e non nel primo
verbale, era dovuto al fatto, spiega ai pm, che temeva di vendette
trasversali alla sua famiglia. Che
Secondigliano fosse coinvolto nell’omicidio di Anyo Arcella era una
idea che era balzata anche a Luigi Giuliano e lo aveva detto in uno
degli interrogatori rilasciati ai pm
che lavoravano sul delitto del penalista trucidato come un boss il
18 dicembre del 1996. Movito?
Stava spingendo Luigi Giuliano al
pentimento e non era visto di buon
occhio dai padrini di Forcella.