domenica 10 luglio 2011

Raid mortale, ferito anche un passante


Nelle vicinanze di Salvatore Chiariello, la vittima del
ventiquattresimo omicidio del
2011, l’altro ieri pomeriggio c’era
un 54enne incensurato che lo conosceva: Antonio Buonanno, anch’egli di via Ghisleri. E un proiettile vagante lo ha colpito a un
fianco, costringendolo a un forzato ricovero in piena estate al
San Giovanni Bosco. Ma non solo: ritenendolo un possibile super
testimone, i carabinieri già nella
serata di venerdì lo hanno messo
sotto torchio per attingere informazioni utili. Purtroppo per loro
però, il ferito in quel momento era
di spalle ai sicari in motocicletta

e non li ha potuti vedere in faccia e non ha potuto fornire elementi validi. Oltretutto, per il dolore e lo spavento, si è accasciato ed è rimasto a terra fino all’arrivo dei soccorsi che sono arrivati poco dopo.
Le indagini dei carabinieri sul delitto procedono a ritmo serrato e
conducono sempre di più all’ipotesi di un’epurazione interna al
gruppo di Secondigliano del clan
Amato-Pagano, anche ancora
non è stata abbandonata del tutto la pista di uno scontro con una
fazione di provincia della stessa
cosca. Intanto è stato chiarito il
giallo del motorino trovato nei
pressi del cadavere di Salvatore
Chiariello: è del cognato, ma lo
utilizzava spesso lui. In particolare, l’altro ieri era arrivato sul
“due-ruote” nei pressi del circolo ricreativo e l’aveva parcheggiato. Ecco perché gli investigatori pensano anche alla possibilità di un appuntamento-trappola.
Salvatore Chiariello, originario di
Melito, abitava in via Ghisleri al
lotto S/T1. Alle 16 e 30 era uscito
di casa e stava camminando da
solo quando sono spuntati i killer, due in sella a una motocicletta secondo alcune vaghe e frammentate testimonianza raccolte
dai carabinieri. Il “due-ruote”
avrebbe rallentato ed entrambi gli
occupanti avrebbero fatto fuoco,
anche se la conferma eventuale
arriverà soltanto con i risultati
delle perizie balistiche. I proiettili esplosi infatti sono tutti calibro
9x21, tipico degli agguati di camorra.
Salvatore Chiariello era da solo,
nei pressi dell’abitazione, ed è
morto all’istante. I colpi alla testa
successivamente esplosi servivano ai sicari per avere la certezza di aver compiuto la missione
di morte, conclusa con una fuga
a tutta velocità. Pochi minuti dopo sul posto c’erano i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Stella e i colleghi della
Stazione 167 di Secondigliano. Investigatori esperti, che ben conoscono il territorio e monitoravano il 35enne ucciso ieri (che è
soltanto omonimo del ras soprannominato “’o boxeur”) nell’ambito degli ambienti degli
spacciatori. Ma va sottolineato,
ed è un’anomalia, che la vittima
aveva soltanto precedenti per furti risalenti al 95. In due occasioni,
a distanza di sei mesi, finì nei
guai con la giustizia per lo stesso
reato. Successivamente però, più
nulla.
La dinamica del delitto non lascia
adito a dubbi sulla matrice. Evidentemente la camorra della zona, cioè il clan Amato-Pagano, ha
voluto punire Salvatore Chiariello per qualche sgarro commesso.