domenica 10 luglio 2011

Trasferito nella notte, Savio trapiantato



di Fabio Postiglione e Luigi Sannino giornalisti de il roma...
«Questo è il cellulare di Mario, devi sempre tenerlo acceso. Tienilo sempre in carica. La telefonata può arrivare da un momento all’altro». È stata questa la raccomandazione che gli avvocati Franco Piccirillo e Tilde
Pontillo avevano fatto alla sorella di Mario Savio “’o bellillo”, nel giorno
del suo arresto per resistenza a pubblico ufficiale. Quella telefonata era
una questione di vita o di morte, era la telefonata che doveva arrivare
dal policlinico Gemelli di Roma dove l’ex boss dei Quartieri Spagnoli,

ergastolano ma con la pena sospesa per motivi di salute (prima ovviamente del suo arresto per resistenza), era in lista d’attesa per un trapianto di fegato. E quella telefonata è arrivata due sere fa poco prima
delle 23 sul cellulare di Mario Savio, che sua sorella aveva sempre in carica, come le era stato
detto.
Erano i medici che avvertivano la donna che suo
fratello si sarebbe dovuto recare a Roma nel giro di poche ore: era arrivato un fegato compatibile. Nessuno dei medici ovviamente sapeva che
“’o bellillo” pochi giorni prima era stato arrestato per resistenza. C’era il rischio che quel trapianto potesse saltare e che
quel fegato potesse essere trapiantato ad un altro in lista, la cosiddetta “seconda scelta” o “riserva”. La donna, visibilmente preoccupata avvertiva i medici che il fratello era in carcere e che si sarebbe attivata
con gli avvocati.
Alle 23,15 la telefonata ai penalisti Franco Piccirillo e Tilde Pontillo, che
da sempre hanno seguito le sorti di Savio. Nel giro di pochi minuti l’avvocato faceva partire un fax diretto al carcere di Poggioreale con il quale si portava a conoscenza della direzione del penitenziario quello che
stava succedendo. Occorreva una autorizzazione ad un ricovero d’urgenza. Ogni minuto era prezioso. Nel frattempo anche la dirigenza dell’ospedale si era attivata inviando un fax al carcere. Così il direttore in
poco di meno di un’ora, una volta avvertito il detenuto e il Dap ha ordinato il trasferimento d’urgenza del detenuto che è stato poi scortato
fino all’ospedale dagli agenti della polizia penitenziaria.
È arrivato al pronto soccorso alle 4 del mattino e verso le 9 era pronto
per l’operazione. L’intervento è durato circa 12 ore, lungo, complesso
e delicato, ma perfettamente riuscito. Savio è stato poi ricoverato in
camera intensiva dove resterà per alcuni giorni perché c’è sempre il
rischio di un rigetto. Era in lista da circa tre
mesi e già era stato chiamato una volta come
“seconda scelta”, poi il 26 giugno ma quando
era arrivato a Roma si era scoperto che il fegato che volevano trapiantargli non era un buone
condizioni, e per questo era stato rispedito a
casa. Ieri la svolta. Savio era stato dichiarato
poco tempo fa incompatibile con un trapianto
perché il tumore che aveva era esteso.
Ma grazie ad una cura intensiva e a chemioterapie mirate è riuscito, con
l’aiuto di specialisti del policlinico Gemelli, a redimere il cancro e a passare nella lista d’attesa per il trapianto del fegato. I medici alla fine dell’intervento erano contessimmi: «Intervento riuscito alla perfezione, meglio di così non poteva andare. Ha una tempra fortissima e non ha avuto nessuna complicazione».