sabato 10 marzo 2012

Arrestato Giuseppe polverino

Arrestato in Spagna Giuseppe Polverino
Il suo «tesoretto»? Un miliardo di euro
La polizia spagnola e i carabinieri italiani lo hanno fermato a Jerez de la Frontera. Era insieme a un affiliato



Giuseppe Polverino detto Peppe 'o barone
NAPOLI - I carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli insieme a personale dell'Uco (Unidad Central Operativa) della Guardia Civil hanno catturato in Spagna, poco dopo le 22 di martedì, un latitante inserito nell'elenco dei ricercati di massima pericolosità: Giuseppe Polverino, detto «Peppe 'o barone» 53enne,a capo dell'omonimo clan camorristico che, partendo dalla zona di Marano (comune a nord di Napoli), controlla un impero valutato da 1 miliardo.

CARTA D'IDENTITA' FALSA - Lo hanno bloccato a Jerez de la Frontera, località andalusa nota per il circuito automobilistico e ancor di più per la produzione del liquore sherry. Polverino era insieme a un affiliato di spiccodel clan anch'egli ricercato, il 48enne Raffaele Vallefuoco. I due hanno tentato di evitare l'arresto mostrando una carta d'identità intestata ad altra persona, ma il tentativo è andato a vuoto. A Polverino e Vallefuoco, che erano ricercati in tutta Europa, i carabinieri hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea.

RICERCATO IN TUTTA EUROPA - Il boss della camorra di Marano era latitante dal 2006 per una condanna a due anni e ricercato dal 2011 per associazione camorristica. Gli investigatori negli ultimi mesi hanno lavorato molto sulla camorra maranese, accertando l'esistenza di un patto tra i Polverino, i Nuvoletta e i Casalesi. Nel corso di una maxi operazione della Guardia di Finanza scattata alla fine di febbraio scorso è stato anche sequestrato un complesso turistico-alberghiero sul litorale domizio riconducibile ai Nuvoletta.

LE ACCUSE - Una volta in Italia Giuseppe Polverino dovrà rispondere di numerose accuse come: associazione mafiosa, estorsioni, usura, traffico internazionale di stupefacenti, spaccio di droga e riciclaggio dei proventi del clan.

IL «TESORO» - Oltre 100 appezzamenti di terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 141 tra box auto, negozi e magazzini. E ancora, 43 società tra cui alberghi, gioiellerie e aziende agricole oltre a 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli. È il tesoro da circa un miliardo di euro che i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli avevano sequestrato in via preventiva lo scorso maggio a personaggi ritenuti affiliati o prestanome del clan Polverino. La cosca è egemone nelle città di Marano di Napoli, Villaricca, Quarto, Qualiano, Pozzuoli e nel quartiere Camaldoli di Napoli. Sotto il suo controllo attività imprenditoriali e commerciali in Italia e in Spagna, in particolare a Barcellona, Alicante e Malaga. Secondo i Carabinieri del comando provinciale di Napoli «si tratta di attività commerciali e imprenditoriali che comprovano la centralità assunta da Polverino nello scenario criminale campano e la sua pervasiva capacità di infiltrazione nel mondo economico e imprenditoriale, per il controllo in regime pressoché monopolistico della produzione e in molti casi la distribuzione in numerose zone della provincia di prodotti alimentari (farine, pane, carni - pollame e bovini-, uova, caffè) nonchè di importanti attività nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo. Tutte attività sostenute grazie al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti che vede il gruppo camorristico operare costantemente sull'asse Marano-Spagna meridionale».

IL MINISTRO CANCELLIERI - Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, ha così commentato: «Grande soddisfazione per l'arresto di Polverino che rappresenta un'altra affermazione dello Stato contro la camorra, grazie a un successo investigativo di altissimo livello conseguito con il prezioso lavoro delle Forze dell'ordine e della magistratura».

DE MAGISTRIS - «Oggi è un giorno importante per la democrazia - afferma in una nota il sindaco di Napoli Luigi de Magistris - È fondamentale, per vincere questa battaglia contro le mafie, quella rivoluzione culturale di cui parlavano Falcone e Borsellino. L'antidoto più incisivo contro il veleno del crimine organizzato sono infatti le cittadine e i cittadini, la mobilitazione delle loro coscienze, la loro azione vigile e quotidiana».