venerdì 11 maggio 2012

Affiancato e massacrato come un boss


O. L’obiettivo era lui e
per ucciderlo sono entrati in
azione ben quattro sicari. Biagio
Biancolella, 33 anni (compiuti a
marzo), figlio del ras Francesco
del clan Pagano, è stato centrato da una raffica di proiettili ed
è morto all’istante. Mentre l’amico in sua compagnia, un operatore ecologico 47enne incensurato, probabilmente se la caverà: i killer non hanno infierito,
pur non volendo
lasciare testimoni.
L’agguato, compiuto ieri sera a
Mugano, rientra
secondo gli investigatori nella faida scoppiata alla fine dell’anno
scorso all’interno della galassia
degli “scissionisti”: da un alto gli
Amato-Pagano, con roccaforti
più in provincia che in città; dall’altro il cartello Abete-MarinoNotturno, con base a Secondigliano.
Biagio Biancolella, figlio del più
noto “Ciccio o’ monaco”, ritenuto l’autista del boss Cesare Pagano, secondo gli inquirenti negli ultimi tempi potrebbe aver
fatto “il salto di qualità” all’interno del clan del padre, di cui
ufficialmente non faceva parte.
Diventando così un bersaglio
privilegiato nella guerra interna
scoppiata per il business droga
e la divisione delle zone d’influenza. Gli stessi carabinieri
della compagnia di Giugliano e
del Nucleo investigativo di Napoli, incaricati delle indagini coordinate dalla Dda, ritengono invece che soltanto per caso sia rimasto ferito Vincenzo Nano: un
47enne, anch’egli di Mugano
(abita in via Cavour). Centrato
da due proiettili, uno al braccio
sinistro e l’altro alla gamba sullo stesso lato, è stato prima trasportato all’ospedale di Giugliano e poi trasferito in tarda serata al Cardarelli. La prognosi per
lui è riservata, ma non corre pericoli di morte secondo i medici. Cadendo, ha battuto la testa
riportando anche un trauma cranico.
È morto sul colpo invece Biagio
Biancolella, che abitava in via
Eugenio
Montale e
aveva una
sola denuncia a carico
per un reato
lieve, cui
non era seguita alcuna condanna. Centrato alla testa e al torace, si è accasciato in un lago di
sangue tra il terrore generale. I
due stavano camminando fianco
a fianco in via Cesare Pavese e
in zona c’erano altri passanti.
Il raid è stato fulmineo. I sicari
sono giunti sul luogo del delitto
in sella a due moto e tutti e quattro, secondo vaghe testimonianze su cui sono in corso altri
accertamenti, indossavano i caschi: circostanza che, se confermata, si presterebbe a più di una
interpretazione. In due almeno
hanno fatto fuoco con pistole calibro 9 e 7 e 65, come dimostrano i bossoli dei proiettili trovati
e sequestrati dai carabinieri arrivati per primi a via Cesare Pavese. A dare l’allarme è stato un
cittadino che ha visto la scena o
quantomeno i due uomini a terra.
Per tutta la serata sono proseguiti controlli e posti di blocco,
ma inutilmente. Sarà il lavoro investigativo a rendere più chiaro
lo scenario, ma ci sono pochi
dubbi sul fatto che alle 20 di ieri a Mugnano sia ricominciata la
faida interna agli “scissionisti”.
In alternativa c’è la pista che
conduce al clan Di Lauro.