venerdì 11 maggio 2012

Torna l’incubo faida per la droga


Sei omicidi nel 2012, cinque nel 2011. Undici in totale riconducibili alla frattura interna agli
ex “scissionisti” dal clan Di Lauro.
Secondo gli investigatori i contrasti, scatenati dal gruppo Abete, si
sarebbero poi allargati ad altre famiglia di malavita legatesi agli
Amato-Pagano durante la prima
guerra di camorra.
Quest’anno, il primo a cadere, il 5
gennaio, è stato Rosario Tripicchio,
31enne di Scampia vicino al clan
Amato-Pagano, trasferitosi da
Scampia.  A Melito il 9 gennaio furono trovati i cadaveri carbonizzati di Raffaele Stanchi, 39enne e
Luigi Montò, 54enne, entrambi ritenuti vicini al cartello Abete-Marino-Notturno-Abbinante. Due
giorni dopo toccò a Patrizio Serrao,
52enne, vicino agli Amato-Pagano. Mentre il 16 gennaio è stata la
volta a Fortunato Scognamiglio, vicino anch’egli agli Amato-Pagano.
Invece il primo omicidio della nuova guerra di camorra nell’area nord
di Napoli risalirebbe all’8 luglio dell’anno scorso. Quel giorno a Scampia fu ammazzato Salvatore Chiariello, 35enne con precedenti a carico soltanto per furto, trasferitosi
da Melito al quartiere napoletano.
Un elemento che gli investigatori,
alla luce di quanto è accaduto in
quest’inizio di anno, assume
un’importanza notevole. Per avvicinarsi agli uomini del narcotraffico facenti capo al cartello AbeteMarino-Notturno-Abbinante, l’uomo aveva cambiato residenza:
esattamente in senso inverso a
quanto avevano fatto Rosario Tripicchio e Patrizio Serrao. Ma anche a lui la mossa non servì per salvarsi.
Oltre all’omicidio di Salvatore
Chiariello ci sono altri tre delitti del
2011 che gli investigatori collegano alla faida in corso tra gli AmatoPagano-Riccio e il cartello dei “napoletani”. Sono quelli del 29enne
Emilio Forino a Casavatore (4 agosto); del 45enne Ciro Nocerino, ritenuto molto legato al boss Gennaro Marino detto “Genny mecchei”; di Fabio Bartolo (5 ottobre).
Una lunga scia di sangue che vide perdenti, in quei quattro mesi,
il gruppo dei ras della generazione
intermedia. Ma lo scoppio della
guerra del 2011 sembra invece far
venire alla luce una situazione di
equilibrio, il che purtroppo non fa
pensare a una fine in tempi brevi
delle ostilità.
Dodici colpi di pistola, di cui quattro alla testa. Fu massacrato come
un boss Chiariello, 35 anni compiuti il 15 giugno precedente, due
soli e vecchi precedenti per furto
a carico, legato da rapporti di amicizia con pregiudicati che spacciavano droga. E fu proprio in questo ambiente che i carabinieri subito indirizzarono le indagini: la pista maggiormente battuta, anche
se i contorni dell’agguato non erano ancora chiari e sono rimasti
dubbi fino a poco tempo fa, era
quella di un’epurazione interna.
Salvatore Chiariello, originario di
Melito, abitava in via Ghisleri al lotto S/T1. Alle 16 e 30 era uscito di
casa e stava camminando da solo
quando spuntarono i killer, due in
sella a una motocicletta secondo
alcune vaghe e frammentate testimonianza raccolte dai carabinieri.
Il “due-ruote” rallentò ed entrambi
gli occupanti fecero fuoco. luisan