venerdì 8 giugno 2012

Armato e in fuga il ras latitante


. Da latitante Gennaro
Trambarulo “’o muntato”, napoletano del rione Don Guanella ed
esponente di spicco del clan Licciardi, si sarebbe spostato in auto armato fino ai denti: con pistola, mitraglietta e bomba a mano.
Parola del pentito Massimo Amatrudi, agganciato sia alla mala
partenopea che casertana prima
di pentirsi. È sua la descrizione ritenuta più efficace dalla Dda del
pregiudicato di Secondigliano destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare emessa ieri ed
eseguita dai carabinieri del Ros.
«Riconosco nella foto tale Gennaro o’ Muntato appartenente alla
famiglia Licciardi,  abitante in Napoli in Viale Don Guanella, forse
nel Parco dei Fiori ove abitava anni fa anche mia moglie. So che
questa persona è un esponente di
spicco del clan Licciardi. L’ho incontrato più volte tramite Domenico Bidognetti e in una occasione gli ho regalato una bottiglia di
champagne quando uscì dal carcere di Secondigliano. Una volta
mi chiese di chiedere a Bidognetti Domenico se stesse usando la pistola che gli aveva regalato. Preciso che conosco Gennaro
Trambarulo dal 1992-1993, quando io all’epoca mi occupavo anche del riciclaggio delle auto rubate».
«Che io sappia, il Gennaro partecipava alle riunioni con Mimì Bidognetti con il quale aveva stretto un’alleanza. Le posso dire questo perché io stesso ho portato le
Francesco Bidognetti detto “cicciotto ʻe mezanotte”
Cafiero de Raho (nella foto), coordinatore del pool
di magistrati che si occupano di criminalità della
provincia di Napoli - Un accordo militare ed
economico che permette a tre importati gruppi
criminali di fondarsi tra loro creando un gruppo
unico». C’è infatti la cassa comune della cosca dove
confluiscono tutti i proventi delle attività illecite.
«Metà di quei profitti - spiega il generale dei Ros
Parente - servivano per pagare gli stipendi agli affiliati, ai detenuti
e ai loro parenti. L’altra metà veniva divisa in tre parti per i tre
gruppi aderenti alla “supercosca”». fapo
ambasciate per conto di Domenico Bidognetti al Gennaro. In
un’occasione, addirittura mi recai nel Rione Don Guanella insieme a Michele Bidognetti per avere notizie in merito alla scomparsa di un suo parente poiché si sospettava che questi fosse stato
ucciso dai Cantiello, all’epoca in
lotta con i Bidognetti. Effettivamente proprio Mimì mi chiamò
sul telefono dicendomi di andare
ad incontrare una persona di Don
Guanella per capire cosa era successo al ragazzo. Io effettivamente capii che Bidognetti si stava riferendo a Gennaro che era il responsabile del Rione Don Guanella. Lì mi incontrai in particolare con tale Tyson che vedo effigiato e un tale Raffaele “Capozzella” che era un affiliato di Gennaro o’ Muntato”». Tramite l’intervento di questi ultimi che si rivolsero agli zingari di Secondigliano riuscimmo a rintracciare il
ragazzo scomparso e venimmo a
sapere che si era allontanato da
casa per motivi di droga. Vi ho citato questo episodio proprio per
gli stretti rapporti tra i due clan.
Altri affiliati come Egidio Coppola e Maurizio Lavoro mi hanno
confermato questi stretti rapporti di alleanza. Addirittura in un’occasione nel 1994 -1995 vidi il Gennaro che era latitante, all’interno
del Rione Don Guanella, che girava a bordo di una Fiat Brava all’interno della quale vidi una bomba a mano, una pistola ed una mitraglietta.