sabato 23 giugno 2012

«Ci avete portato Secondigliano qua»


Ci avete rovinati da
quando avete portato Secondigliano qua. Questi sono i risultati!». A urlare contro un’altra donna, probabilmente una familiare
di Ciro Abrunzo, è una familiare
di Franco Gaiola “’o fachiro”, subito dopo che la polizia mortuaria
aveva portato via le due salme.
Poi le donne sono venute alle mani, divise da una folla di parenti e
familiari di entrambi. La calma è
tornata solo quando un uomo, che
sembrava avere autorità su entrambi i gruppi di donne, ha detto: «Adesso basta, tutte e due le
famiglie tenete il morto». La circostanza si può spiegare con fatto che il clan Abete di Secondigliano, legato agli scissionisti Marino e Notturno, capeggiato dal
ras Arcangelo Abete, ha stretto
un patto con il clan Cuccaro di
Barra. Accordo sancito anche durante la festa dei Gigli del 2010,
quando i boss Angelo Cuccaro e
Arcangelo Abete si diedero il “famoso” bacio davanti al Giglio.
Abrunzo, infatti, è legato a vincoli di parentela con gli Abete che
sono comunque originari di Barra.
Al corso Sirena ieri mattina le forze dell’ordine hanno avuto molta
difficoltà a tenere sotto controllo
la situazione. I parenti dei due
morti erano praticamente dappertutto , visto che abitano proprio lì, dove il commando di killer
in auto ha seminato la morte con
almeno una quindicina di pallottole di grosso calibro poco dopo
le 11,30. A decidere chi doveva
passate attraverso il cordone di
agenti e militari e addirittura a
“vegliare” i morti c’erano le donne. «Ma che aspettate a toglierli
da terra, sono passate due ore,
non vedete che sole che ci sta.
Noi non siamo animali!», un’altra
signora così si è rivolta agli investigatori al lavoro per fare i rilievi
in una situazione veramente paradossale. «Non reagite sennò
questi ci danno addosso» ha detto uno dei carabinieri addetti al
servizio d’ordine pubblico rivolgendosi ai colleghe che cercavano di allontanare la folla, ma che
non ci sono riusciti. Lo stretto budello che dalla “vecchia Posta”
porta a piazza Parrocchia si è
svuotato solo quando la Mortuaria ha portato via le due salme. E
dopo che c’è stata la litigata ta i
due gruppi di donne.
I killer si sono accaniti contro
Abrunzo, il sangue lasciato sul
selciato, proprio davanti alla saracinesca del negozio di abbigliamento “N&G” ha inzuppato
più di un lenzuolo bianco posato
con pietà sul cadavere crivellato
di pallottole. Lì vicino uno scooter, probabilmente di una delle vittime, dove il corpo ormai privo di
vita del 28enne si è appoggiato,
quasi come se si fosse seduto a
terra, con le gambe distese verso
il centro della strada. L’altro cadavere, quello del boss Gaiola,
probabilmente “morto per senza
niente”, come urlava un’altra donna, era nascosto agli occhi della
folla di curiosi. Era riverso sul selciato del cortile, lo stesso cortile
dove il 18 settembre del 1999 un
malato di mente uccise Salvatore
Ambrosio, giovane militare della
Guardia di Finanza, dopo avergli
sottratto la pistola d’ordinanza. Il
corso Sirena è stato teatro più volte di omicidi a colpi di pistola ma
ogni volta lo “spettacolo di morte” attira sempre più curiosi.