lunedì 25 giugno 2012

Colpo a 4 clan: in 31 sotto processo


Il due luglio prossimo saranno sotto processo davanti al giudice per le
indagini preliminari. Rischiano di finire a giudizio per i reati di associazione per delinquere di stampo camorristica, estorsione, traffico di
droga e alcuni di loro anche per omicidio. È il processo che potrebbe
realmente assestare un colpo definitivo alla camorra della zona Est.
Quattro cartelli criminali, i D’Amico-Mazzarella e i Reale Rinaldi di
San Giovanni a Teduccio, i Cuccaro-De Luca Bossa di Barra e Ponticelli e i Tarantino di Ponticelli, si sono contesi e si contendono il territorio e le attività illecite che furono dell’ormai ex cosca dei Sarno.
Due “guerre” combattute a suon di morti ammazzati che sono finite
sotto la lente d'ingrandimento della Dda di Napoli in due distinte inchieste coordinate dai pm
D’Onofrio e Valentini e portate a termine dai
carabinieri della compagnia di Torre del Greco,
con il capitano Pierluigi Buonomo, e i colleghi
della tenenza di Cercola. All’alba, l’epilogo con
il maxi-blitz e la notifica delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale
di Napoli Antonella Terzi. Molti degli indagati, soprattutto i personaggi di più grosso calibro, erano dietro le sbarre e così, materialmente, le manette sono scattate solo per una decina dei 36 destinatari, mentre uno, Giuseppe Incarnato, 27enne di Ponticelli, era riuscito a sfuggire alla cattura.
Uno degli indagati, Ciro D’Alessio, informatore dei D’Amico, nel frattempo si è pentito ed è entrato così nella grande schiera dei collaboratori di giustizia che hanno dato una mano agli inquirenti in queste
due inchieste che hanno molti punti di contatto tra loro. Gli omicidi che
vengono contestati ad alcuni degli indagati sono quelli di Oreste Russo (27 aprile 2001) e di Gennaro Perrotta (28 luglio 2001), botta e risposta, e quello del padrino Salvatore Tarantino (26 novembre 2009),
il ras che voleva riorganizzare il clan Sarno dopo il pentimento dei capiclan. Ma ci sono anche i tentati omicidi dei fratelli Raffaele e Salvatore Maddaluno, organizzati dai D’Amico anche con l’aiuto del consulente immobiliare e contabile Ciro D'Alessio, usato come un “cavallo di Troia” per entrare nella roccaforte del clan nemico (ne scriviamo nel pezzo di lato) . Insomma, le due ordinanze raccontano di una
barbarie infinita, fatta di rancori, vendette private, tradimenti e repentini passaggi da un clan all'altro che danno lo spaccato agghiacciante dei quartieri della periferia est della città, Barra, San Giovanni e Ponticelli: il triangolo della morte. I sodalizi di camorra potevano contare anche su un
agente della polizia municipale di Cercola, Vincenzo Pignatiello, 45enne, che non sono faceva “favori” ai boss che di volta in volta lo contattavano ma addirittura procurava le armi “pulite” ai gruppi di fuoco.
Addirittura, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio del 2002, rubò 4 pistole
calibro 7,65 e relative munizioni che erano custodite in un armadietto negli uffici della polizia municipale di Cercola. E non solo. Pignatiello fungeva anche da intermediario tra il clan e le vittime delle estorsioni, per lo più commercianti di Cercola. Insomma, una vero e proprio
appartenente alle forze dell'ordine al servizio della camorra.