venerdì 8 giugno 2012

«Ecco com’è nata la maxi-alleanza»


«In questo incontro si
strinse l’alleanza tra i Mallardo e il
mio gruppo, nel senso che mi assicurarono il loro appoggio. Alla fine si creò un gruppo “misto” Mallardo-Bidognetti-Licciardi, la cui
operatività è stata a 360 gradi, in
tutti i settori illeciti: estorsioni, droga, usura e anche omicidi (che però non sono stati commessi perché non ce n’è stato il tempo). Per
stringere la vera e propria alleanza con i Licciardi vi fu però un altro incontro.
Il 6 ottobre 2009 Francesco Diana,
plenipotenziario del clan Bidognetti del Casertano fino al momento del pentimento, mise nero
su bianco per la prima volta quello che gli inquirenti sospettavano
da tempo: un’alleanza tra tre clan
tra Napoli e Caserta, due dei quali già federati nell’Alleanza di Secondigliano. Il collaboratore di giustizia, considerato la principale
fonte di prova nel procedimento
penale in corso, era un emergente all’interno della fazione dei Casalesi e non condivise la strategia
del terrore del gruppo di Giuseppe
Setola. E dopo l’arresto di quest’ultimo, si rese conto della necessità di un legame con le due
organizzazioni forti del Napoletano, a Giugliano i Mallardo e a Secondigliano i Licciardi. Ecco alcuni passaggi delle sue dichiarazioni sull’esistenza del “gruppo
misto”.
«Dopo l’arresto di Giuseppe Setola, all’interno del nostro gruppo vi
fu una scissione con la formazione
di due fazioni: una facente capo a
me ed un'altra facente capo a
Franco Letizia. Il mio gruppo criminale operava prevalentemente
in Lusciano e sul litorale Domizio,
a Parete ed a Cancello Arnone. La
mia fazione era appoggiata in particolare da Michele Bidognetti,
che al fine di rafforzare la potenza
della mia fazione, mi fece stringere una alleanza con la famiglia
Mallardo e con la famiglia Licciardi di Secondigliano. Ciò risale
a Febbraio 2009. A tale fine fu realizzato un incontro a casa della
nonna di Giuseppe Pellegrino sita in Giugliano nei pressi del cimitero. All’incontro erano presenti: Bidognetti Michele, suo nipote
Caterino Stanislao oltre a me; Pellegrino Giuseppe e Massimo “o’
mericano” nonché Barbato Pasquale quali intermediatori tra le
due organizzazioni in quanto si
trattava di soggetti legati sia ai Bidognetti che ai Mallardo; Mallardo Feliciano e un’altra persona di
cui non ricordo il nome, ma che
saprei riconoscere in foto».
Il racconto di Giuseppe Diana, ritenuto attendibile dai magistrati
della Dda, proseguì con altri particolari sull’operatività del “gruppo
misto”. «Ho formato un gruppo
con cui ho commesso estorsioni;
a tale gruppo partecipavano anche altri soggetti del clan Licciardi inviatimi da Gennaro “’o Muntato” (Gennaro Trambarulo, ndr)
di cui uno, Cosimo Migliore, fu anche arrestato proprio in relazione
ad una estorsione ad un lido balneare. Come dicevo, al gruppo
“misto” partecipavano anche affiliati al clan Licciardi; essi erano
Francesco Avolio detto “Tyson”,
suo cognato di nome Giovanni,
ma di cui non ricordo il cognome,
e Cosimo Migliore. Sulla divisione degli utili; l’accordo fu preso
con Feliciano Mallardo Gennaro
“’o Muntato”».