venerdì 1 giugno 2012

Omicidio Iodice, “sconto” al babykiller


Gli hanno riconosciuto le attenuanti perché i giudici della Corte d’Appello hanno escluso le aggravanti dei motivi futili e abbietti. Così Luca Raiano, 22 anni, all’epoca dell’omicidio appena maggiorenne, da 22 anni è passato a 16 anni e 8 mesi. Merito anche del lavoro difensivo degli avvocati Gandolfo Geraci
e Dario Russo. All’epoca del delitto, uno dei killer era 17enne ed è stato giudicato dal tribunale dei Minori. Vittorio Iodice, la vittima era incensurato, di
20 anni, e fu ucciso con un colpo di pistola al volto il 25 gennaio 2008. Un assassinio che inquirenti ed investigatori ambientarono nel duro e sanguinoso scontro della faida di Scampia. I killer, che sono ritenuti affiliati al clan degli “scissionisti”, capeggiato da Raffaele Amato e Cesare Pagano, entrambi
detenuti, furono bloccati dai carabinieri. Le indagini hanno anche consentito di accertare che la vittima fosse vicina al clan Di Lauro, appartenente al
clan Di Lauro, retto da Paolo Di Lauro, anch'egli in carcere e quale fosse il movente: il ventenne venne assassinato perché sospettato di aver dato fuoco ad
auto di affiliati al clan rivale, appunto il clan degli “scissionisti”. La sera del
24 gennaio più incendi distrussero 6 macchine, risultate intestate a pregiudicati dei due gruppi in guerra: 2 di malavitosi legati ai Di Lauro e 4 vicini
agli “scissionisti”, o anche detti ?spagnoli?. I roghi si consumarono in via
Vittorio Emanuele ed in via Dante, a distanza di poche ore. Poi, ci fu la ritorsione contro il ventenne che fu affrontato con un revolver dai suoi sicari.
Insomma si trattò di un regolamento di conti in seguito ad uno “sgarbo” considerato grave dalla camorra. L’agguato ai danni di Vittorio Iodice avvenne
in Largo Macello, a Secondigliano. Colpito al volto da un colpo di pistola, il
ventenne morì quasi subito. Il giovane allora poteva essere considerato un
incensurato: infatti, aveva solo un precedente per resistenza alle forze dell'ordine.
L'omicidio del giovane avvenne in una fase di recrudescenza della faida, che
venne definita come seconda, nell'ambito di un complesso quadro di controllo,
o meglio spartizione, della gestione delle famigerate “piazze di spaccio”, attive tra Secondigliano e Scampia. Il lavoro investigativo dei carabinieri si è
avvalso anche di diversi collaboratori di giustizia, sia del clan “Di Lauro” che
degli Amato-Pagano, le cui dichiarazioni hanno fatto luce sul movente dell'omicidio. Gli investigatori dell'Arma hanno, quindi, identificato gli autori
materiali dell'azione di sangue che sono stati anche riconosciuti da un testimone, presente al regolamento dei conti in Largo Macello, il quale subito
dopo si era dato alla fuga nascondendosi in un'officina del Rione dei Fiori,
temendo per la sua incolumità. Vittorio Iodice era il nipote di Ciro Reparato,
di 39 anni, ucciso una settima dopo in un agguato in viale dell'Acquario, a
Secondigliano, sempre nell'ambito della faida. Il pregiudicato, come il nipote, infatti, era considerato vicino al clan dei “Di Lauro”, ed aveva precedenti per rapina, estorsione, violazione legge armi. L’uomo abitava in via Duca
degli Abruzzi, una parallela del corso Secondigliano, a poca distanza dal luogo dell’agguato, una zona considerata roccaforte dei “Di Lauro”.