venerdì 22 giugno 2012

Omicidio Merlino, altri 3 arresti


A. Le telecamere (al centro un fotogramma dei tre giovani) che ad aprile consentirono gli 11 arresti di componenti
del clan Gionta, tutti responsabili dell’omicidio di Ettore Merlino, oggi hanno consentito
altri tre riconoscimenti di esponenti del clan
oplontino che, a vario titolo, hanno partecipato all’esecuzione del pregiudicato affiliato al
clan Ascione di Ercolano, antagonista degli Iacomino-Birra, clan vicino proprio ai Gionta.
A consegnare i caschi e le armi ai killer di Merlino fu colui che è considerato l’attuale reggente del clan oplontino: Salvatore Paduano,
22 anni, all’epoca dei fatti minorenne, oggi latitante l’unico per il quale non è stato possibile eseguire l’ordinanza di carcerazione emessa a suo carico dal gip del tribunale dei minori di Napoli su richiesta della locale Procura.
Eseguita invece quella a carico di Carmine Maresca, all'epoca anch’egli minorenne, oggi 21enne, attualmente detenuto nel carcere di Vasto, condannato alla pena definitiva di 17 anni e due mesi di reclusione per l'omicidio
del tenente Marco Pittoni, assassinato a Pagani il 6 giugno del 2008.
Carcere anche per Giuseppe Ferraro, 21enne, ma minore all'epoca dei fatti.
Giuseppe è “figlio d’arte”: suo padre è Salvatore Ferraro, noto “nell’ambiente” col soprannome del “Capitano”, ritenuto personaggio di spicco del clan
Gionta.
I tre sono accusati di concorso in omicidio. Secondo i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata al comando del maggiore Luca Toti che hanno
eseguito le indagini, Salvatore Paduano, da nuovo reggente del clan Gionta
aveva il compito di dare ai killer che il 24 maggio 2007 uccisero Merlino, caschi ed armi per portare a segno il raid. Paduano,  sfuggito all’arresto e tutt’ora in fuga, era a conoscenza come gli altri due destinatari delle ordinanze, della missione di morte che i sicari stavano per compiere con la benedizione degli affiliati del clan ercolanese, anche perché allo stesso Paduano furono poi riconsegnati i caschi e le armi quando Amedeo Raia e Alfonso Agnello (che nel 1985 fu indagato per l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani), esecutori materiali dell’omicidio e arrestati lo scorso aprile insieme ad altre 9
persone, tornarono dal luogo del delitto.
Dai filmati sequestrati delle 8 telecamere piazzate nella roccaforte dei Gionta, i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata hanno potuto ricostruire passo passo gli attimi precedenti all’esecuzione. Quella mattina, era

il 24 maggio 2007,  Merlino viene attirato in
una trappola a palazzo Fienga: i Gionta, rivali degli Ascione, con cui invece l’uomo era alleato gli propongono un patto per scavalcare
negli affari il clan Birra con cui invece i Gionta erano alleati. Merlino avrebbe dovuto gestire una commessa di droga per conto direttamente del clan di Torre Annunziata. Merlino si presenta all’appuntamento a casa di
Gemma Donnarumma, moglie del capoclan
Valentino Gionta. In casa, ad attenderlo, anche alcuni esponenti del clan Birra, presenti
per accordare l’autorizzazione all’esecuzione. Quando Merlino andò via da palazzo Fienga, le telecamere del sistema di videosorveglianza ripresero i due sicari che, su uno scooter, lo inseguirono fino a raggiungerlo su via
Nazionale a Torre del Greco dove lo uccisero senza pietà. Le stesse telecamere riprendono poi gli stessi killer che tornavano a palazzo Fienga acclamati dai vertici e dagli affiliati dei Gionta. Tra loro anche quei tre ragazzini
parte attiva nell’omicidio.