mercoledì 6 giugno 2012

Presi i “macellai” del clan Sarno


È il colpo del kappaò, almeno nelle intenzioni di inquirenti e investigatori, quello che ieri
Dda e carabinieri di Castello di Cisterna hanno sferrato al clan Sarno di Ponticelli. I collaboratori di
giustizia, a cominciare dall’ex padrino Ciro “’o sindaco”, hanno ricostruito quattro omicidi lontani
nel tempo e riconducibili a vendette per i primi pentimenti all’interno della cosca. Cosicché, acquisiti i riscontri, per 15 affiliati è
scattata un’ordinanza di custodia
cautelare: boss, luogotenenti e gregari, tra i quali nomi di spicco come Luciano Sarno, Giuseppe Marfella e Antonio De Luca Bossa.
Nessuno immaginava allora la valanga di pentimenti che avrebbe
messo in ginocchio, a cominciare
dalla decisione di Giuseppe Sarno
“’o mussuto”, il potente clan di
Ponticelli. E infatti all’epoca dei fatti contestati, alcuni dei vertici dell’organizzazione decisero di passare subito all’azione per evitare
che le prime dissociazioni fossero
imitate. Così, fu sancita la fine per
Mario Scala, Anna Sodano, Gennaro Busiello e Giuseppe Schisa:
tutti torturati nel corso di un “interrogatorio” e poi uccisi. Gli indagati nel corso dell’inchiesta sono stati 21; ma soltanto per 15 di
essi, la maggior parte dei quali già
dietro le sbarre per altre vicende
giudiziarie, il gip ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare per
omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. A vario titolo, e a seconda delle responsabilità accertate (fermo restando per
tutti la presunzione d’innocenza fino all’eventuale condanna definitiva), avrebbero partecipato all’organizzaqzione o all’esecuzione dei
delitti.
Mario  Scala si occupava, prima di
avere dei ripensamenti, della vendita di eroina per conto del clan. Il
tronco e altre parti del suo corpo
furono trovati carbonizzati il 3 dicembre 1994 in contenitori per la
raccolta di rifiuti in località Varcaturo di Giugliano in Campania. Il
cadavere era talmente irriconoscibile che solo con l’autopsia si stabilì che apparteneva a un maschio
e non a una donna, come sembrava inizialmente. L’uomo, prima di
essere assassinato, fu sottoposto a
terribili torture per svelare i contenuti della sua collaborazione con
la giustizia.
Anna Sodano scomparve il 29 gennaio 1998 da un albergo di Napoli
mentre era in attesa di essere trasferita  in località segreta e sotto
protezione, in ragione della sua collaborazione. Il suo corpo non è mai
stato trovato, ma secondo i pentiti anch’ella fu interrogata brutalmente prima dell’omicidio. Gennaro Busiello, compagno di Anna
Sodano, fu ammazzato il 18 marzo
2000 con 4 colpì di pistola calibro
7e65 per la sua volontà  di pentirsi. L’omicidio fu deciso, secondo la
procura antimafia,  a condizione
che la stessa sorte fosse toccata ad
altri componenti del clan che avevano manifestato analoghi intenti
collaborativi. Infine, Giuseppe
Schisa, dedito alle estorsioni fin dai
tempi della sua appartenenza alla
Nco di Raffaele Cutolo, fu assassinato a Ponticelli il 18 marzo 2002 a
colpi di pistola dopo che si sparse
la voce che era andato in procura
per pentirsi. L'uccisione sarebbe
stata addirittura condivisa dal fratello, che avrebbe fatto da “specchiettista”.