venerdì 8 giugno 2012

Scompaginati tre clan: 43 arrestati


Un colpo che potrebbe
realmente mettere la parola fine
ad un pezzo della “storia” della camorra partenopea. Quarantasette ordini di custodia cautelare, 36
in carcere, 6 ai domiciliari, 4 i latitanti mentre in 30 sono indagati a piede libero. Sono questi i numeri dell’ultimo colpo messo a segno dalla Dda di Napoli che ieri
ha ottenuto da due diversi gip
l’emissione di altrettante ordinanze che hanno scompaginato
il nuovo “superclan”: Bidognetti,
Mallardo e Licciardi. Insieme avevano deciso di allearsi per poter
mettere sotto pressione i commercianti e l’intero litorale Domitio. Ad entrare in azione sono stati i carabinieri del reparto operativo speciale di Roma, con il supporto provvidenziale degli uomini del Nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, coordinato dal colonnello Giancarlo
Scafuri. Il lavoro coordinato da un
pool di magistrati validissimi che
ha raccolto informazioni da collaboratori di giustizia, incrociandole con le intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli indizi sono poi diventati prove e così è arrivata la notte del blitz. I carabinieri sono arrivati non solo nelle
roccaforti della cosca: Secondigliano, Castelvolturno e Giugliano
ma anche in altre regione. In
Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Lazio e Lombardia. Il provvedimento va a colpire gli attuali reggenti del clan Mallardo che
hanno assunto la direzione del
clan dopo la cattura di Feliciano
detto “’o fregiato” e Giuseppe Dell’Aquila detto “’o ciuccio”. L’indagine è divisa in due parti. Nella prima fase gli investigatori hanno delineato la nuova struttura del
sodalizio criminale riconducibile
ai Mallardo accertando come, a
seguito della detenzione o in conseguenza dello stato di latitanza
dei capi storici, la direzione della
compagine era stata assunta direttamente da Giuliano Amico (latitante) e da Raffaele Mallardo
detto “lelluccio schicchirò”, con
una precisa ripartizione di compiti e di territorio nelle estorsioni.
È emerso che attraverso i luogo tenenti Francesco Napolitano,
Biagio Micillo (latitante), i Mallardo mantenevano rapporti con
i Licciardi, capeggiati da Mariano Brancato (arrestato), autorizzato a gestire la distribuzione della droga nel territorio giuglianese. La seconda fase dell’inchiesta verte proprio sul nuovo accordo
dei tre clan che avevano come
unico obiettivo quello di chiedere il pizzo a tutti i commercianti
della zona. La circostanza triste
ed emblematica, secondo anche
quanto raccontato nel corso della conferenza stampa di ieri, è che
neanche una delle vittime ha denunciato e neanche davanti all’evidenza probatoria si sono piegati e convinti. Un altro duro colpo che potrebbe segnare, unito
agli altri messi a segni dalla Procura partenopea e dalle forze dell’ordine nel giro di pochi anni, la
parola fine ad un pezzo “antico”
di camorra che aveva provato a
rigenerarsi unendosi con altre cosche ma che ha dovuto fare i conti con i nuovi pentiti e le pressioni giudiziarie. Le accuse sono di
associazione camorristica, estorsione aggravata dal metodo mafioso, armi, droga e anche un attentato dinamitardo messo a segno nel 2004 proprio ai danni di
un imprenditore restio a pagare.
Quello doveva essere un segnale
per tutti: adesso i responsabili sono stati arrestati. Che sia questo
il segnale per tutti.