mercoledì 18 luglio 2012

«Elia vittima di una faida di camorra»


Poche righe e una ipotesi agghiacciante: Ciro Elia, il
18enne trovato cadavere ad ottobre del 2011 ai Quartieri Spagnoli, sarebbe stato vittima di un agguato di camorra. È la Dia di Napoli a scriverlo nero su bianco in
una informativa, una relazione sullo stato “di salute” di Napoli e tra
i vari argomenti affrontati c’è quello che riguarda il riaccendersi delle tensioni tra alcuni gruppi di malavita organizzata del centro di Napoli, in particolare dei Quartieri
Spagnoli. Tutto per il controllo delle piazze di droga e purtroppo per
Ciro Elia, figlio del boss Luciano, i
clan non hanno fatto sconti. Non ci
sono prove nè relazioni che possano collegare la vittima alla criminalità. Lavorava, era estraneo
alla malavita, ed incensurato eppure i clan lo avrebbero punito
probabilmente per il cognome “pesante”. Ipotesi investigative che
raccontano di due cosche: da una
parte i Mazzarella-Elia e dall’altra

i Ricci. Una ipotesi investigativa
che si distacca di molto da quella
condotta nelle prime battute, ovvero quella che portava ad una
vendetta personale legata ad una
storia privata. Un storia d’amore
tra ragazzi finita in malo modo.
Elia fu trovato senza vita in vico
Trinità delle Monache, una stradina nella parte alta dei Quartieri
Spagnoli, quasi al corso Vittorio
Emanuele. Un solo colpo di pistola alla nuca e null’altro. Poi solo
ipotesi, appunto che per ora non
hanno portato all’individuazione
dei responsabili del delitto.  Un solo colpo alla nuca, dal basso verso
l’alto, esploso da uno dei due occupanti del motorino che l’aveva
affiancato nella salita. Erano le 2 e
20 (nella
notte tra
giovedì e
venerdì)
quando
scattò l’allarme in
questura.
Con una telefonata anonima un uomo avvisava il 113 che c’era un giovane a
terra che non dava segni di vita e
affianco al suo corpo c’era una pistola. In pochi minuti sul posto sono giunsero poliziotti del vicino
commissariato Montecalvario e
della squadra mobile della questura, titolari dell’indagine, insieme con i colleghi della Scientifica.
Investigatori esperti, che ricostruirono rapidamente la dinamica non escludendo che la vittima
si stesse recando a un appuntamento-trappola. Di sicuro fu preso alla sprovvista e ucciso. Dell’arma non c’era più traccia. Ciro
Elia, incensurato, era da solo su
uno scooter “Honda SH” quando
gli assassini, che evidentemente
lo seguivano, sono entrati in azione. È certo però che certo che fossero in due: dalla ricostruzione della dinamica
emerge che
uno guidava e l'altro,
dotato di
buona mira,
ha sparato
nel momento in cui i
mezzi erano vicini. Un solo colpo,
che ha preso alla nuca la vittima
ed è fuoriuscito con una traiettoria dal basso verso l'alto dovuta alla conformazione della strada, percorsa in salita.
Quella frase choc su Facebook: «Sento che adesso tocca a me»Si dice che quando qualcuno sta per morire lo senta nella sua
mente. Si dice che quando il giorno segnato dal proprio destino si
avvicina l’anima ti avverte, quasi a renderti preveggente. Ciro Elia i
suoi ultimi messaggi li ha lasciati su Facebook, come tutti i giovani
della sua età, e quei “post” tolgono il respiro a chi gli ha voluto bene.
«Questa mano e questo cuore tremavano. Mi sento che adesso tocca a
me». Una frase che il ragazzo ha scritto mercoledì alle 15,41.
Ventiquattrore dopo un colpo di pistola gli toglieva per sempre il
respiro. Il 3 ottobre Ciro scriveva alle 5 del mattino: «È dura lo so e fa
tanto male, ma quello è il mio destino. Capiscimi». E ancora un
messaggio il giorno dopo: «Non stiamo nei film che chi tace è migliore.

Qui è Napoli, chi è più duro vince».
Frasi che possono significare tutto o niente ma di sicuro alla luce di
quanto accaduto pochi giorni dopo lasciano ad amici e parenti un
brivido che corre lungo la schiena. Lo testimoniano alcuni commenti di
persone incredule per quanto accaduto. «Te lo sentivi, mio Dio e adesso
come facciamo senza di te», scrive uno dei suoi cugini. Ciro aveva un
cognome “pesante” ma era un giovane come gli altri e voleva crescere:
la sigaretta, il volto allegro, un mestiere, e l'affetto per il padre in
carcere: «Papà ti amo, mi manchi», scrive sul social netwoork; e l'amore.
Ciro era innamorato e di quella storia ne andava tanto fiero che aveva
scritto nel suo stato: sposato. E lo stesso aveva fatto la sua fidanzata.