martedì 31 luglio 2012

«Ha ammazzato anche mio zio Ciro Reparato»

Condannato all’ergastolo per l'omicidio di Maria Bacioterracino. Raggiunto da
un'ordinanza per l’omicidio di Carmine Grimaldi. Una per camorra e traffico
di droga. Ed è adesso sospettato di essere l’assassino di Ciro Reparato. È il
profilo di Costanzo Apice, 31enne, che da sconosciuto alle forze dell’ordine, è
salito alla ribalta grazie al lavoro investigativo di carabinieri e polizia.
Ad accusarlo di un altro omicidio è un pentito che la Procura ritiene
credibilissimo. Si tratta di Carlo Capasso, affiliato ai Di Lauro a 15 anni e
collaboratore di giustizia a 22. È lui a raccontare dell’omicidio della zio Ciro
Reparato, avvenuto il 31 gennaio 2008. Un delitto che il pentito ha attribuito,
nel corso dell’interrogatorio del 18 gennaio scorso, al fatto che lui aveva ucciso
poche settimane prima Eugenio Nardi. Il clan Sacco-Bocchetti si sarebbe così
vendicato e a commettere quel delitto sarebbe stato proprio Costanzo Apice.
Ecco alcuni passaggi del verbale del collaboratore di giustizia, componente
con mansioni soprattutto di killer del gruppo alle dirette dipendenze di Marco
e Antonio Di Lauro. «Sacco e Marco Di Lauro proseguivano le trattative per far
incontrare loro referenti e mio zio Ciro Reparato venne alla mia abitazione e
mi disse che si doveva recare dietro da Giovanni Cesarano perché vi era tale
‘o luongo che gli doveva parlare. Mi specificò che sarebbe andato
all'appuntamento con Antonio Di Lauro. Effettivamente mio zio si recò
all'appuntamento unitamente ad Antonio Di Lauro e, dopo circa mezz'ora
venni raggiunto da Pasquale Spinelli in quale mi informò che avevano ucciso
mio zio Ciro Reparato. Io scesi ed andai da Nunzio Talotti per informarmi
dell'accaduto; da Talotti c'era già Antonio Di Lauro che stava descrivendo la
dinamica dell’omicidio. Anche io chiesi informazioni e Antonio Di Lauro mi
disse che lui e Reparato si erano recati all’appuntamento e, una volta arrivati
dietro da Giovanni Cesarano, c'era tale ‘o luongo che invitò Antonio Di Lauro
a scendere dal motorino mentre, nel contempo, diceva a mio zio Ciro Reparato
di parcheggiare il motociclo un poco più avanti. Antonio Di Lauro mi disse che
vide Costanzo Apice sparare alle spalle di mio zio Ciro Reparato mentre a lui
lo lasciarono andare. Il motivo dell’omicidio non ci è stato mai chiarito. Noi
abbiamo ipotizzato che, avendo commesso io l'omicidio di Nardi, i Sacco si
erano vendicati uccidendo mio zio».