martedì 31 luglio 2012

«Ho visto in faccia l’assassino»


Lo ha visto in faccia ed ha deciso di raccontare tutto ai magistrati perché non ce la faceva più. Perché non aveva più la forza di trattenere
quel segreto nella sua anima. È Pasquale Castellano Sezzazzi, il neopentito che fa tremare più di un boss di San Pietro a Patierno. Sull'omicidio di Carmine Grimaldi la sua testimonianza è stata determinante. Ecco cosa ha raccontato ai magistrati che lo hanno ascoltato.
«Ho deciso di collaborare in quanto ho avuto modo di riflettere durante il periodo di detenzione. Ho deciso di fare questa scelta perché ho
capito che mi sono rovinato la vita e voglio cambiare. Sia per me, sia
per mia figlia. Inoltre ho un dolore dentro di me che non si toglie, la
morte di Carmine Grimaldi a cui ho assistito personalmente e voglio
liberarmi di questo perso». Queste le motivazioni, poi il dettaglio dell’omicidio. «Il giorno in cui è stato ucciso “Bombolone”, nel luglio del
2007, mi trovavo insieme a lui nella pizza di San Pietro a Patierno, luogo abituale di spaccio. preciso che non era il mio turno di spaccio, in
quanto avevo svolto il mio turno il giorno precedente. Nel posto in cui
è stato ucciso Carmine Grimaldi sono anche stato controllato insieme
a Ciro Cimmarosa dai carabinieri qualche giorno prima. Io stavo chiacchierando con Grimaldi e insieme a me si trovava anche il fratello di
Carmine soprannominato “’o russ” per il colore dei capelli, Vincenzo
Grimaldi, nipote di Carmine, un ragazzo di nome Nello ed un altro ragazzo di Afragola che se non sbaglio si chiama Vincenzo. All'improvviso, erano circa le 16, sopraggiunse ad andatura normale un motorino di colore nero con due ragazzi a bordo, proveniente dal vicolo che
scende dalle palazzine. Il motorino con i due si fermò davanti alla panchina ed io riconobbi subito Costanzo Apice. Il conducente era invece
un ragazzo snello che non ho riconosciuto. Il killer chiamo Carmine ed
iniziò a sparare fino ad ucciderlo. I primi colpi sono stati esplosi a distanza di due metri poi più ravvicinata. Io sono scappato perché pensavo volessero uccidere anche me. Mi sono rifugiato nel vicolo dove ad
angolo c'è una pasticceria. Subito dopo ho visto che Carmine era morto e sono andato ad avvicare Carmine Morra, Silvio, Ninotto e “Cecof”.
Siamo andati a quattro sul motorino e siamo anche caduti., guidavo io.
Tornati sul posto ricordo che “Cecof” gli tolse dal polso l'orologio che era
di valore. Poi arrivò la polizia e si formò la folla. Non ho detto a nessuno di aver riconosciuto Apice perché avevo paura di essere ammazzato anche io. Il Giorno dopo fui convocato da Gennaro Capa ‘e retina il
qiale mi chiese notizie e voleva sapere se c’era Vincenzo Liberti, fratello
di Sasariello e anche a lui dissi di non aver visto nulla. La stessa cosa
feci con Lello “’a pedana”»