sabato 7 luglio 2012

Patto di camorra con gli Scissionisti


Duecentomila euro di stupefacenti andati in fumo. L’operazione dei carabinieri dal comando di
Torre Annunziata, terminata con i
venti arresti di mercoledì, è partita
due anni fa con la rapina di un ingente carico di droga. Marijuana e
hashish arrivati dall’Olanda e rapinati a Poggiomarino da qualcuno che
conosceva le mosse e gli spostamenti
dei narcos del clan Gionta. Il gruppo
di broker della droga, però, hanno fatto di tutto per recuperare il carico da
più di trenta chili che poteva fruttare diverse centinaia di euro una volta finito agli angoli delle strade e delle piazze oplontine. I narcos torresi
avevano deciso di diffondere la voce
in giro e di chiedere aiuto alle potenti cosche napoletane. Un patto di camorra per recuperare la droga scomparsa siglato con gli Scissionisti di
Secondigliano, ma anche con i Mazzarella di piazza Mercato e i Sarno di
Ponticelli. Secondo gli inquirenti il
clan non voleva rimetterci i soldi e la
faccia, l’intenzione, dunque, era quella di recuperare il prezioso carico e
dare una lezione esemplare a chi si
era permesso di rapinare i “valentini”. Ecco uno stralcio delle intercettazioni contenute nell’ordinanza
emessa dal gip Claudia Picciotti del
Tribunale di Napoli. Nella conversazione in auto tra Alfonso Nasto, Francesco Antille e Domenico Caracciolo, è il primo a prendersela con la staffetta. «Non lo sapeva dire il compare, vedi che questa è roba dei Valentini». Poi, aggiuge: «Se non esce la roba ci hanno rovinato completamente...No? Se erano dei nostri, se va bene abbiamo perso trentamila euro».
A questo punto è Antille a proporre
di coinvolgere le altre potenti cosche
nella ricerca del carico: «Ambasciamo anche a Marano, portiamo l’imbasciata anche dentro a Secondigliano, ma questa erba...ma dove, ma
dove la vanno a vendere...quello come arriva l’imbasciata che...e ci portano l’imbasciata qua...».
Dal dialogo si evince chiaramente
che i rapporti tra i differenti clan e anche il peso della cosca di Torre Annunziata permetteva ai broker della
droga torresi di poter trattare e chiedere un favore ad altre cosche per recuperare il carico di stupefacenti rapinato. Questo, insomma, per far capire che la cosca dei “valentini” ha
ancora contatti e un peso specifico
che le consente di andare dalle cosche che gestiscono la holding dello
spaccio partenopeo e “trattare” per i
propri interessi. Grazie alle indagini
coordinate dal procuratore aggiunto
della Dda Rosario Cantelmo e dai sostituti Falcone e Filippelli, si riescono
a definire, dunque, i ruoli all’interno
dell’organizzazione. Le singole mansioni e l’intera organizzazione che faceva capo ai Nasto e a Caracciolo,
detto “mughi mughi” che si occupavano della gestione dei trasporti della droga importata dall’estero. Ancora in fuga, invece, Salvatore Paduano, detto “sasà”, secondo gli inquirenti si tratterebbe dell’attuale boss
della potente cosca dei “valentini”.