giovedì 20 settembre 2012

Trovata l’auto dei killer di Marino


Ecco la svolta nelle indagini sull’omicidio di Gaetano Marino, il ras soprannominato “moncherino” che controllava le “case
celesti” a Secondigliano in combutta con la “Vanella Grassi”. Attraverso le immagini delle telecamere e grazie ad alcuni testimoni
oculari, gli investigatori sarebbero
riusciti a risalire alla Fiat Punto utilizzata dai sicari. Una macchina
che, secondo fonti ritenute affidabili, era nella disponibilità del cartello malavitoso Abete-AbbinanteNotturno-Aprea. Una traccia importante, che una volta confermata cancellerebbe definitivamente i
dubbi sul clan che avrebbe voluto
la morte del fratello di “Genny mecchei”.
Dopo l’omicidio di Roberto Ursillo
(di cui scriviamo a parte) gli investigatori sono ancora più convinti
che la faida in corso tra Scampia e
Secondigliano non finirà in tempi
brevi. I due clan in guerra al momento hanno assestato colpi importanti, ma nessuno ha sferrato
quello del ko. Con la conseguenza
che soltanto una tregua decisa ai
massimi livelli potrebbe riportare
un po’ di tranquillità nell’intera zona.
Come abbiamo scritto più volte,
l’omicidio di Gaetano Marino potrebbe aver rappresentato la vendetta del gruppo Abete-Abbinante-Notturno-Aprea per la morte
violenta di Ciro Abrunzo, cognato
di Raffaele Aprea. Ma la scelta di
Gianluca Giugliano di chiedere
aiuto alla polizia, consegnandosi e
sostenendo che “Moncherino” sarebbe stato invece ucciso dai Magnetti-Petriccione-Mennetta, aveva per alcuni giorni creato dei dubbi negli investigatori. Ora sembra
ritornata preponderante l’ipotesi
iniziale grazie alla circostanza della Fiat Punto nella disponibilità del
cartello Abete.
Dunque, la polizia sembra a buon
punto nelle indagini sull’omicidio
Marino. Tra l’altro, esiste un identikit dell’assassino mentre è già assodato che si tratti di un napoletano. Un testimone infatti ha raccontato agli investigatori della
squadra mobile di Latita, che lavorano in collaborazione con i colleghi di Napoli, di averlo sentito
chiedere con un forte accento partenopeo alla vittima se fosse “don
Gaetano”. Al delitto ha anche assistito un collaboratore di Marino,
che lo aiutava in tutte le attività a
causa dell’handicap alle mani, resosi volontariamente irreperibile.
essere un testimone prezioso per
gli inquirenti, ma si sono perse le
sue tracce già subito dopo il clamoroso agguato a Terracina. Conoscendo la persona, estranea organicamente alla camorra, gli stessi investigatori escludono che la
sparizione sia collegata a un eventuale tradimento: è soltanto paura.
Tra l’altro, è probabile che nemmeno sia in grado di riconoscere
l’omicida: sicuramente un volto
nuovo anche per il fratello di “Mecchei”. È anche sparito un altro “dipendente” della vittima, sicuramente per lo stesso motivo.
Gaetano Marino, legatosi ai primi
negli anni della faida tra gli “scissionisti” e i Di Lauro, secondo gli
investigatori era rimasto nell’orbita degli Abete-AbbinanteNotturno-Aprea fino a quando non
era passato con la “Vanella Grassi”, gestendo la piazza di via Limitone ad Arzano. Poi, scoppiata la
faida, è diventato uno dei bersagli
e mentre era in vacanza con la famiglia a Terracina, è stato ammazzato