lunedì 15 ottobre 2012

Clan Licciardi, cancellata metà sentenza

di Fabio Postiglione
In parte e tutto da rifare, per altri invece è iniziato il
conto alla rovescia per lasciare il carcere perché la sentenza è diventata definitiva. Ma per i boss del clan Licciardi la sentenza riparte dalla Corte d’Appello. Ecco
nel dettaglio cosa hanno deciso i giudici della Suprema Corte. Per Giovanni Esposito (difeso dall’avvocato

Giuseppe Biondi), Gaetano Scancariello (difeso dall’avvocato Giuseppe Biondi), Massimiliano Romaniello (difeso dall’avvocato Nocera), Giovanni Cesarano
(difeso dall’avvocato Vittorio Giaquinto), è stata annulla la sentenza per il reato di associazione camorristica ed estorsione.
Per Paolo Abbatiello (difeso dall’avvocato Giuseppe
Biondi) annulla per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Per Vincenzo De Luca annulla per omessa motivazione. Per Antonio Errichelli (difeso dall’avvocato Sabato Graziano)  annulla per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Per Pietro Licciardi (difeso dagli avvocati Eduardo Cardillo e Paolo Trofino) annulla per
associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e per estorsione. Per Gianfranco Leva (difeso dagli avvocati Giuseppe Biondi ed Eduardo Cardillo) annulla per associazione camorristica e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Per Giuseppe Barbato  (difeso
dagli avvocati Giuseppe Biondi e Saverio Senese)  annulla per intestazione fittizia di beni e associazione a delinquere finalizzata al traffico di
droga.
Rigetta i ricorsi di Chiara Cesarano, Antonio Bruno,
Renato Esposito e Luigi Carella per i quali la sentenza
diventa definitiva. Definitiva ancora la sentenza per
inammissibilità dei ricorsi di Antonio De Carlo, Antonio Di Giovanni, Patrizio Vastarella, Raffaele Amato,
Carmine Talpa, Francesco Matafora, Gennaro Cirelli,
Salvatore Liberti, Francesco Marzano, Carmine Morra. Una decisione, che per i personaggi di maggiore
spessore, riporta il processo nuovamente in Appello
con la possibilità, secondo le idee degli attenti difensori, di un possibile sconto di pena.
Nel lontano 2008 gli investigatori e gli inquirenti avevano un solo obiettivo: catturare Vincenzo Licciardi
“’o chiatto”, boss incontrastato della zona di Secondigliano e inserito nell’elenco dei 30 super latitanti più ricercati dall’interpool. L’unico modo per farlo era mettere sotto intercettazione tutte le persone che erano
sospettate di essere vicine alla cosca. Quando è stato
braccato (era il 7 febbraio del 2008), gli inquirenti hanno usato quelle
conversazioni e dato che avevano chiesto per ogni singolo cellulare captato l’autorizzazione probatoria al gip, hanno riutilizzato il tutto e decapitato l’intero clan in un colpo solo, in pochissime ore. Una maxi-operazione che ha portato non solo al fermo 38 persone (sei ordinanze sono state notificate in carcere in carcere mentre in sei sono ancora latitanti),
ma anche al sequestro di quote mobiliari ed immobiliari pari a 300 milioni di euro, un risultato questo mai ottenuto prima.