domenica 28 ottobre 2012

«Condannate tutti i boss della Vanella»



Il pubblico ministero aveva chiesto il giudizio immediato, gli imputati hanno optato per il rito abbreviato. Così,
a distanza di nove mesi dal blitz contro dieci esponenti
di primo piano del clan della Vanella Grassi, l’accusa ha
avanzato le richieste di condanne per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. La più dura è per il ras
Salvatore Petriccione, “Totore ’o marinaro”: 20 anni di reclusione. Nell’inchiesta non compare l’altro boss del gruppo di mala, Antonio Mennetta detto “er Nino”, che era

detenuto all’epoca dei fatti contestati. Dunque, il pm della Dda ha usato il pugno duro per gli imputati. Per Salvatore Magnetti ha chiesto 18 anni; per Salvatore Petriccione 20; per Salvatore Frate detto “papacianni”, 16;
per Vincenzo Raimo, 16; per Gaetano Cursale, 13 anni e
4 mesi; per Fabio Magnetti 14 anni e 8 mesi; per Luca
Raiano 14 anni e 8 mesi; per Mario Pacciarelli, 13 anni e 4 mesi; per Gaetano Petriccione, 18 anni. Ora toccherà agli avvocati difensori nelle prossime
udienze provare a dimostrare l’innocenza degli imputati o quantomeno a ottenere condanne più miti.
Il ras Salvatore Petriccione e due componenti di spicco del gruppo della “Vinella”, con base in via Vanella Grassi a Secondigliano, finirono in manette il
26 gennaio scorso per droga e 416bis grazie a un’indagine dei carabinieri
coordinata dalla Dda. Ma l’operazione anticamorra, eseguita con un decreto di fermo al quale sfuggirono altri tre indagati (poi catturati, tranne Rosario Guarino) fu molto importante anche per un altro motivo: assestò un colpo a un clan al cui interno è sempre esistito un micidiale
gruppo di fuoco.
Dopo l’arresto di Fabio Magnetti, nel gruppo della “Vinella Grassi”, resta latitante soltanto Rosario Guarino: un 28enne soprannominato “Giò Banana”, accusato anch’egli di
associazione camorristica e droga. Un personaggio meno
noto degli altri indagati, ma indicato dai collaboratori di
giustizia come uno dei componenti il gruppo di fuoco del
clan.
Ecco alcuni passaggi delle dichiarazioni rese da Biagio
Esposito detto “Biagino” su di lui, il 30 novembre 2010 e il
2 dicembre successivo. Va naturalmente premesso che le
persone tirate in ballo, a cominciare da Rosario Guarino,
devono essere ritenute assolutamente estranee ai fatti narrati fino a prova contraria. In particolare, il 28enne detto
“Giò Banana” risponde soltanto di camorra e traffico di stupefacenti, non di altro. «Indico Raiano Luca come nostro
affiliato in quanto quando a settembre 2007 sono tornato a Napoli e l’ho già
trovato con noi, mentre prima era dei Di Lauro. Lui insieme ai cugini, tra cui
indico Petriccione Gaetano, il padre Salvatore, Gio’ Banana, Fabio ed i due
...omissis... gestiva la piazza di spaccio di eroina e cocaina alla Vanella. Inoltre fa anche i passaggi all’ingrosso di cocaina riforniti dal clan. Tutti questi
ragazzi che ho indicato oltre ad occuparsi di droga, sparano anche, sono
quindi Killer del clan Amato Pagano. ...omissis... Andai nella Vanella dove
abita Gaetano Petriccione e trovai già preparati con le armi Luca Raiano,
Giò Banana, Gaetano Petriccione e Fabio  cugino dei predetti, non so bene
come gli sia cugino ma comunque appartiene a Luca e Gaetano».