domenica 21 ottobre 2012

In 18 accusano il ras latitante Leonardi(chiappellone)


Altro che semplice trafficante di droga. Dall’ordinanza di custodia cautelare
emessa nei confronti di Antonio Leonardi e di altri dieci indagati, viene fuori un ritratto del boss soprannominato “chiappellone” da brividi: 21 capi d’imputazione, 18 pentiti contro, accuse di omicidio da parte di un collaboratore

di giustizia e di essere stato il primo a importare a Napoli il kobret. Al punto
che l’ex ras Maurizio Prestieri, oggi dalla parte dello Stato, lo definisce “una
macchina mangia soldi”. L’inchiesta della Dda (guidata dal procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico) si è condensata in un provvedimento restrittivo cui l’altra settimana Antonio Leonardi è sfuggito. Quando gli uomini della Guardia di Finanza hanno bussato alla porta della sua abitazione di
Roma, “chiappellone” già non c’era più. Così come gli inquirenti non hanno
rintracciato il figlio Felice, anch’egli destinatario della misura cautelare. Gli
altri sono Pasquale Auricchio, Aguadelo Aidè Lopez, Antonio Di Gennaro,
Pasquale Fiorente, Michele Silvestro, Francesco Saverio Scielzo, Giuseppe
Ferrante e Maddalena Cutarelli. Ma la procura ha messo sotto indagine altre
17 persone, alcune delle quali per riciclaggio: soldi dei traffici di droga investiti in centri di scommesse sportive oggetto di sequestri. Tra i pentiti che accusano Antonio Leonardi il più incisivo, secondo l’accusa e fermo restando
la presunzione d’innocenza dell’indagato fino all’eventuale condanna definitiva, è Maurizio Prestieri, fratello più piccolo del boss-manager musicale
Tommaso. Prestieri junior ha sostenuto che “Chiappellone” commerciava
droga per conto di Paolo Di Lauro (il famoso padrino detto “Ciruzzo o’ milionario”) e per questo era diventato “ricchissimo”. Ma non solo: avrebbe avuto un ruolo in un agguato del 1997 nel corso della faida scaturita dall’omicidio di Vincenzo Esposito “o’ principino”. Ed era stato il primo a Napoli a far
arrivare il kobret, una sostanza sintetica molto pericolosa. Tanto da diventare per lui un’attività in regime di monopolio. Stando alle indagini del pm Stefania Castaldi e Maurizio De Marco, Antonio Leonardi, prima legato ai Di
Lauro, poi passato con gli Amato-Pagano e ora di nuovo alleato dei “diluariani”
insieme con il clan della “Vanella Grassi”, ha creato una sorta di network del
riciclaggio. Prima con i punti Snai, poi con agenzie con tanto di licenza rilasciata dagli organi nazionali. Da Napoli a Roma, dove il bet shop viene chiamato in gergo “caffetteria”, si sarebbero costruiti capitali sicuri, a prova di sequestro. Dalla droga venduta nelle piazze, alle banche con tanto di tracciabilità, secondo la ricostruzione fatta finora della Finanza. Un sistema contabile posticcio, finte buste paga, un capitale opaco diventato “cristallino” grazie al volume d’affari delle puntate legali. Poi c’era un altro modo per sciacquare i soldi “sporchi” :quello della “bolletta ballerina”: era lo stesso negoziante ad individuare il vincitore che, quando si presentava a riscuotere, preferiva lasciare il ticket vincente in mano a un intermediario.