martedì 16 ottobre 2012

Spasiano voleva salvare marino e gli invio' un segnale in codice...



I Massimo Marino prese
sotto gamba quello che sembrò
proprio un aiuto. E pur avendogli
un suo amico fatto un segno di
morte, forse per metterlo in guardia, rimase nel cortile della sua abitazione a Casavatore a innaffiare
le piante come facile bersaglio. Era
circa le 16 dell’11 dicembre 2004;
mezz’ora dopo il 37enne fu ammazzato da un killer che si sporse
dall’esterno fin dentro lo spiazzo.
Cinque colpi di pistola e per il cugino del boss detenuto Gennaro

Marino detto “Genni Mecchei” la
morte fu istantanea.
Ecco quanto mise a verbale Cinzia
Marino, sorella di Massimo che
abitava al piano di sotto. “L’11 dicembre 2004 venne a bussare alla
mia porta un amico di mio fratello
Massimo, il quale mi disse che lui
voleva parlarmi. Andai nel cortile
e vidi mio fratello, il quale mi disse che poco prima aveva visto tale Santolo Spasiano in sella a un
motorino fuori la strada. Ricordo
che Massimo aggiunse che si era
preoccupato a causa di una mossa
fatta da questi. Lo Spasiano, suo
caro amico, passando vicino casa
nostra gli fece un segno: precisamente Spasiano, chiuse le dita della mano portando la stessa all’altezza della cintola, come se si riferisse al possesso di un’arma”.
Dopo il delitto, lo Stato organizzò
un programma di protezione urgente per i componenti della famiglia di Gennaro Marino, uno dei
leader del gruppo degli “scissionisti”. Dopo l’omicidio del cugino
Massimo, per il quale grazie alla
testimonianza della sorella erano
stati arrestati Santolo Spasiano e
Giovanni De Luise, in grave pericolo si trovavano tutti i parenti e
soprattutto la donna che aiutò gli
investigatori a ricostruire l’agguato scattato in via strada di Casavatore, tra Casavatore  e Secondigliano. Così, la polizia prese sotto
la propria tutela dieci persone, trasferendoli fuori Napoli: genitori, fratelli, cugini, nipoti. Naturalmente
soltanto quelli che aderirono alla
proposta della Direzione distrettuale antimafia partirono in gran
segreto, e di notte, per una località che in pochissimi conoscevano
tra gli stessi inquirenti.
Comunque, va precisato che non
si trattava di un programma di protezione a tutela di collaboratori di
giustizia, ma nella forma prevista
per i testimoni d’accusa e i congiunti. Il pericolo per la loro incolumità era concreto, come purtroppo hanno dimostrato i fatti di
sangue e di natura intimidatoria
che ancora accadono a ripetizione tra Secondigliano e Scampia.