lunedì 15 ottobre 2012

Un piano per uccidere il babyras

Dall’inchiesta contro i Licciardi gli inquirenti hanno anche scoperto il motivo della scissione interna al clan,
che nel 2007 provocò la formazione di un nuovo gruppo
di mala: i Cesarano-Sacco-Bocchetti-Feldi. Una guerra
fratricida a colpi di fucili e pistole, alla base pure di un
clamoroso agguato fallito ai danni di Pietro Licciardi (figlio del defunto padrino Gennaro “'a scigna” e reggente della Masseria Cardone mentre lo zio Vincenzo “’o

chiatto” era latitante). La risposta fu una sparatoria contro Vincenzo Allocco. I primi segni della spaccatura la
Dda li registrò captando con una microspia o colloqui
in carcere di Giovanni Cesarano “’o palestrato” (uno dei
ras dei fuoriusciti dai Licciardi). Il 20 settembre 2007 ribadiva che il suo referente era “zia Vincenza” ed “Enzuccio” (la stessa persona, Allocco Vincenzo secondo la procura antimafia). Nella conversazione, con la figlia Chiara, aggiunse che ormai la scissione aveva iniziato il suo corso e di conseguenza anche le attività illecite erano separate: «Mo’ non voglio sapere niente più ormai sono partito”
io?». E fece anche riferimento alla pretesa di una somma in denaro di un
appartamento dall’impresa che stava costruendo un palazzo dove abitava un personaggio da lui mimato come una gallina. «Proprio dove abitava “devono fare un palazzo” quello già mi
voleva dare i soldi a me... proprio dove sta di casa quello? Devono fare un palazzo... basta che chiama a... e se
la vede Enzuccio a chi vuole dare il palazzo? Cento? Duecento non so? oppure prende una casa sopra...».
Con il soprannome di “gallina? Cesarano indicava Luigi
Carella. La figlia Chiara, condividendo le disposizioni del
padre Giovanni, secondo le quali i suoi uomini devono
assumere il controllo del territorio facendosi pagare da
tutti, gli rappresentò che anche dove abitano loro vi sono dei lavori in atto: «Stanno facendo anche un palazzo
dentro da noi a? tu lo sapevi... si devono prendere tutto
loro?».
Anche le intercettazioni ambientali sull’autovettura Smart in uso a Metafora (un altro indagato) hanno evidenziato la ricerca di alleati, fuori dal
clan, da parte di Giovanni Cesarano. Egli riferì all’interlocutore di aver parlato con i Lo Russo e gli “scissionisti” della cattiva gestione degli affari da
parte di alcuni affilati al clan Licciardi, affermando di essere disposto a
compiere un macello nei confronti di chi stava “sbagliando”.