mercoledì 21 novembre 2012

La svolta grazie a due “gole profonde”


Agli atti dell’inchiesta ci
sono anche i verbali di interrogatorio degli ultimi due pentiti del clan
Lo Russo: Mario Centanni ed Emanuele Ferrara. Il primo ha riferito agli
inquirenti i racconti fattigli in carcere da Marco Salvati e Vincenzo
Bonavolta, una volta tornato libero.
Mentre il secondo ha parlato di presunte circostanze apprese da Francesco Russo detto “Dobermann”,
uno dei componenti il commando

che entrò in azione il 1 giugno 2004.
Ecco alcuni passaggi delle loro dichiarazioni.
«Marco Salvati», ha sostenuto Mario Centanni il 18 novembre 2011,
«mi spiegò che proprio lui aveva informato i killer dello spostamento
della vittima dall’ospedale a una clinica. Aggiunse che sempre lui aveva guidato l’ambulanza. Vincenzo
Bonavolta mi ha invece parlato del
fatto successivamente, quando sono stato scarcerato e nel periodo in
cui mi sono affiliato, sul finire del
2010. Mi ha raccontato che lui aveva preso parte all’azione di fuoco. Mi
precisò che era stato prima ucciso
uno dei due a bordo di una Fiat Punto ai Colli Aminei, nei pressi del Cto,
mentre solo in un secondo tempo
era stata uccisa la seconda persona
nell’ambulanza nei pressi del tunnel
della Tangenziale di Capodimonte».
«Francesco Russo», ha messo a verbale Emanuele Ferrara il 30 gennaio 2012, «mi riferì che per l’agguato
vennero utilizzati cinque veicoli, tra
cui sicuramente delle moto Honda
Transalp, e delle pistole automatiche 9x21. Russo mi disse che lui
aveva sparato solo al Manzo e non
anche a Giuseppe D’Amico. Quanto agli altri, mi disse che Oscar Pecorelli aveva sparato al Manzo quando era già morto sprecando in pratica una pistola: La moglie del Manzo, presente all’interno dell’ambulanza, aveva cercato di riparare il
marito ed era rimasta ferita. Dopo
l’omicidio alcuni caddero dalla moto. Francesco Russo tornò a casa in
autobus».