giovedì 29 novembre 2012

Omicidio di Lino, l'arresto e la pentita Quella notte vittime e carnefici erano tutti a cena nello stesso palazzo


di Rosaria Capacchione
NAPOLI - Anna è tutto tranne che anormale. È una donna ancora giovane, madre di due giovanotti, zia di una ragazza poco più che adolescente che ha un fidanzato impiegato nel Sistema.
La dote più spaventosa di Anna è quella di essere una persona dei suoi tempi - tempi di faida - e del suo quartiere, anche lei nel Sistema o, almeno, con figli e tanti amici nel Sistema. Solo che questi son
o da una parte, il fidanzato della nipote dall’altra. E lei, quella sera, doveva compiere un piccolo gesto di ordinaria compartecipazione alla regola di camorra: doveva chiamare la battuta, come si dice in gergo, mandando un messaggio agli assassini. Che però non l’aspettarono, giocarono d’anticipo, spararono e sbagliarono. Rosanna è tutto tranne che una consapevole emula di Elettra. Anche lei ha un fidanzato, impiegato in una ditta di cavi elettrici. Aspetta il tempo del matrimonio, nel frattempo le basta il veloce saluto del promesso sposo che va a giocare a calcetto con suo fratello. Quella sera il ragazzo aveva salutato il suocero, in camera da letto a guardare la tivù, e l’aveva baciata. Aveva fatto in tempo a entrare in auto, una Clio nera, e a incrociare gli assassini.
Quella sera era il 15 ottobre, un mese e due settimane fa. Anna e Rosanna erano nella stessa palazzina di corso Marianella, una al primo piano, l’altra al secondo. La prima era seduta a tavola per una cena di famiglia, o forse una riunione di bassa camorra tra parenti. C’erano i due figli, Carmine e Gaetano, manovali dello spaccio. C’era la nipote. C’era il fidanzato, Domenico Gargiulo, pure lui spacciatore. Solo che quelli stavano con gli Scissioni, lui con la Vanella Grassi ma voleva passare con loro: così aveva detto ai cugini che però lo credevano una spia.
Rosanna, invece, era a casa con i genitori. Lino Romano, il fidanzato, le aveva dedicato i pochi minuti liberi tra il lavoro e la partitella con il cognato. Era scappato per non arrivare in ritardo all’appuntamento, più o meno all’ora in cui i due assassini avevano previsto l’uscita di Gargiulo Sicc Peniell. «Era contento, felice. Finalmente vedeva arrivare quel futuro che aveva sempre sognato - racconterà poi Genny, il fratello di Rosanna - parlava sempre del matrimonio. Mi diceva ”adesso ci sposiamo, altrimenti quando lo fa un figlio tua sorella?”. Lino era un ragazzo tranquillo, solare, anche sul posto di lavoro gli volevano tutti bene. E gli hanno sparato contro quattordici colpi. Quattordici colpi. Chissà cosa credevano di fare».
Alle 21,30 del 15 ottobre del 2012 la cena in casa di Anna e il dopocena in casa di Rosanna furono interrotti da due sequenze di colpi: prima sette, poi altri sette. Rosanna si preoccupò, pensò a una rapina, chiamò il fidanzato, non ebbe risposta, si precipitò per le scale. «Lino era appena sceso quando abbiamo sentito gli spari. Tre, quattro rimbombi. Rosanna immediatamente - racconterà all’indomani la madre, Carmela Ferrigno - ha provato a chiamarlo sul cellulare, ma lui non rispondeva. Mi sono precipitata per le scale. E ho sentito gli altri botti, quanti non lo so. Rosanna era alle mie spalle, ho aperto il portone e visto il ragazzo riverso tra l’auto e il selciato. Mi sono girata, ho cercato di bloccare mia figlia per non farle vedere il corpo del fidanzato crivellato di colpi. Ma lei era già fuori: ha guardato e ha cominciato a urlare».
Incrociarono Anna, Carmine, Gaetano, forse anche Gargiulo. Che pure avevano sentito sparare e che però avevano capito. Che c’era stato un errore, che era stato ucciso un innocente, che gli assassini avevano fatto di testa loro e avevano sbagliato. La banalità dell’orrore è fatto anche di questo, di un sms non inviato, di una Clio nera, di un ragazzo con il cappellino uguale ai cappellini che girano tra i Sette Palazzi e le case dei Puffi.
Piansero insieme, quella sera. Dinanzi al corpo di Lino Romano, testimone della disfatta irreparabile del giusto e dell’innocente e del trionfo della malvagità, Anna e Rosanna si sfiorarono persino. Il caso aveva deciso per tutti, trascinandoli nella tragedia. Lino era morto, Rosanna chiedeva giustizia. E Anna, Anna aveva un innocente sulla coscienza e un problema con il Sistema: Gargiulo era ancora vivo, i suoi figli specchiettisti inaffidabili e per questo già condannati a morte.
Anna come Carmela Attrice, figlio scissionista e marito dilauriano, uccisa per non aver scelto tra due amori. Lei, per la verità, la scelta l’aveva fatta: tra i figli e il fidanzato della nipote - sangue prestato - aveva scelto i primi. Ma come spiegare al Sistema l’errore degli assassini? Come far credere a quelle bestie che era solo un caso se Gargiulo era ancora vivo?
Anna si è pentita. Lei e i suoi figli. Non servirà a restituire la vita a Lino Romano ma almeno chi lo ha ucciso ha un nome e un cognome. E un futuro da ergastolano.