venerdì 23 novembre 2012

Omicidio Masiello, in manette i killer


Due arresti ed un lungo interrogatorio durato tutta la notte per un terzo sospettato messo stotto torchio. Si è chiuso il cerchio sulle indagini per l’omicidio di Vincenzo Masiello, il pregiudicato assassinato ai Quartieri Spagnoli nel corso di un agguato di chiaro stampo camorristico. In manette, dopo
l’indagine “lampo” condotta dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato Montecalvario, sono finiti Gennaro Ricci ed Emanuele Pipoli. Il primo al carcere di Latina, il secondo al carcere di Secondigliano. Manuele Radice, il terzo sospettato dell’omicidio è stato interrogato

tutta la notte dal pm della Dda, Michele Del Prete. Al momento della stampa del giornale la sua posizione non era del tutto chiara ma il reato contestato,
così come lo è stato contestato per gli altri due indagati, è omicidio aggravato dal metodo mafioso. Potrebbe essere rilasciato o portato in carcere.
Spari sangue e terrore mancavano da circa un mese e mezzo ai Quartieri
Spagnoli, ma il 21 settembre non si trattò tuttavia del “classico morto di camorra”. Ucciso sì da qualche uomo dei clan ma non - a quanto sembra - per
motivi strettamente legati alla malavita organizzata ed ai suoi affari alimentati da un rancore personale. In quel pomeriggio, infatti, cadde privo di vita,
imbottito di piombo il 22enne Vincenzo Masiello. Più tardi si capì che si trattava del cugino di Salvatore, difensore del Torino. E ancora dopo il presunto
movente dell’assassinio venne alla luce. Dalle indagini, infatti, emerge che
Masiello sia stato ucciso perché in passato avrebbe rifilato uno schiaffo ad
una donna della criminalità organizzata locale, forse alla moglie di Enrico
Ricci, madre di Marco e Gennaro, quaest’ultimo arrestato per il delitto proprio ieri notte. Tuttavia si è poi appreso - eravamo ai primi di ottobre - che
l'uomo aveva firmato in un commissariato di polizia del basso Lazio nel giorno in cui era stato ucciso Vincenzo Masiello. Ecco la cronaca dell’omicidio
del 21 settembre. Un agguato ai Quartieri Spagnoli, nel centro storico di Napoli: un killer a bordo di uno scooter esplose alcuni colpi di pistola colpendo
alla testa Masiello che morì poco dopo, durante l’inutile corsa in ospedale. La
vittima era stata portata all'ospedale Vecchio Pellegrini dove i medici tentarono di salvarlo, ma le sue condizioni erano troppo gravi così spirò praticamente subito. Il giovane venne dapprima soccorso da una pattuglia di vigili urbani che allertarono gli uomini del 118 e le forze dell'ordine. La vittima
avrebbe compiuto 23 anni durante questo mesi di novembre ed aveva precedenti per rapina. Il ragazzo stava camminando in vico Lungo Nuovo da
quando arrivò un killer, a bordo di un T-Max, che esplose ben sette colpi di
pistola, letali per il cugino del calciatore napoletani della squadra granata.
Masiello, come già detto, era già noto alle forze dell’ordine e residente nella
zona dove avvenne l’agguato mortale. Ci fu inoltre anche tensione nell'ospedale della Pignasecca, quando parenti ed amici invasero naturalmente il nosocomio. Tuttavia non accadde nulla di grave, a parte qualche polemica dei familiari più stretti che volevano vedere sul momento la salma del
22enne ammazzato

Schiaffeggiò mamma del ras:
ecco il movente del delitto
Vincenzo Masiello sarebbe morto per uno schiaffo dato alla moglie di
Enrico Ricci, madre di Marco e Gennaro, considerati ras dell’omonima
famiglia dei Quartieri Spagnoli. È questo il racconto di una fonte
confidenziale e questo il presunto movente che ha armato la mano
del killer al momento non ancora identificato. Per ora c'è solo un
indagato che però è da ritenere ovviamente innocente fino a prova
contraria ed è stato sottoposto alla prova dello Stube e per ora non ci
sono ancora i risultati. Per quanto riguarda invece il movente,
sarebbe di natura privata, ma della fantomatica aggressione che
avrebbe subito la donna non ce n'è traccia. Nessuna denuncia è agli
atti ma ovviamente le forze dell'ordine stanno lavorando anche per
comprendere se ci sia stata o meno questa aggressione.
Era il 2009 e si era in piena faida tra il clan Mariano e il clan Ricci,
alleato dei Sarno. Una guerra scoppiata per il controllo della malavita
tra i vicoli bui a ridosso di via Toledo. Sparatorie, azioni di forza e
soprattutto repressioni fatte in ogni modo e con ogni mezzo. In
questa storia e travolto da questo clima sarebbe stato coinvolto anche
la mamma dei rampolli della cosca, presa a schiaffi (versione da
prendere con le molle in quanto non ci sono denunce) proprio da
Vincenzo Masiello che già nel 2009 fu oggetto di un agguato così
come i quotidiani dell'epoca avevano riportato nelle pagine di
cronaca. Adesso sono in corso accertamenti così come sono in corso
accertamenti anche sul tentativo di circa 200 persone di avvicinare
gli agenti che erano sul posto a fare i rilievi. Nessun tentativo di
linciaggio ovviamente ma alta tensione tant'è che nelle relazioni
firmate emerge che molti residenti erano scesi armati con mazze e
bottiglie. La reale intenzione di queste persone non è data conoscerla
ma ovviamente la situazione era tesa e preoccupante. Gennaro Ricci è
un personaggio noto alle forze dell'ordine anche per essere il fratello
di Marco, accusato dell'omicidio di Petru Birladeanu, il rom
assassinato per sbaglio nella stazione della metropolitana di
Montesanto nel corso della faida tra i Ricci-Sarno e i Mariano. Ricci fu
arrestato invece per il tentato omicidio del pentito Luigi D'Oriano,
vittima di una serie di atti intimidatori, tra i quali una raffica di
proiettili che quasi lo ammazzarono. Fu accusato anche di
associazione per delinquere di stampo camorristico e rinchiuso al
regime del 41 bis.