venerdì 28 dicembre 2012

Spunta la lista della morte



«Quando ci indicarono
come si voleva fare la guerra, ci
dissero che bisognava uccidere
Arcangelo Abbinante, figlio di Antonio Abbinante; Giovanni Esposito, lo zio di quest’ultimo; Raffaele Aprea e Antonio Leonardi». A
svelare il piano degli “scissionisti
dagli scissionisti” è stato nell’interrogatorio del 10 ottobre scorso
Gianluca Giugliano, il pentito che
sta aiutando di più gli investigatori a ricostruire scenari e vicende

relative alla terza faida di Scampia
e Secondigliano. Quella che vede
contrapposti due schieramenti: da
un lato la Vanella Grassi, i Marino
e i Leonardi (entrati successivamente nella federazione di clan)
con l’appoggio degli Amato-Pagano e la non ostilità dei Di Lauro;
dall’altro gli Abete-AbbinanteNotturno-Aprea. Un quadro che è
rimasto nebuloso a lungo, per gli
inquirenti e persino per alcuni contendenti, ma che infine è apparso
chiaro il 4 luglio scorso. Quel giorno un commando di tre sicari, due
del clan Leonardi e uno della “Vinella”, entrarono in azione per uccidere a Scampia Giovanni Esposito “o’ muorto”, zio di Antonio Abbinante. Questi ultimi capirono e
reagirono violentemente, tanto che
la faida da allora è proseguita senza sosta con morti su entrambi i
fronti. «Nel corso dell’incontro - ha
messo a verbale il 10 ottobre scorso Gianluca Giugliano - parlarono
Antonio Mennetta e Rosario Guarino. Quando ci indicarono come
si voleva fare la guerra alle famiglie
malavitose di cui ho fatto cenno,
ci dissero che bisognava uccidere
Arcangelo Abbinante, figlio di Antonio Abbinante; Giovanni Esposito, lo zio di quest’ultimo; Raffaele Aprea e Antonio Leonardi. Noi
Marino, io e Gaetano Marino, appoggiamo subito la loro idea. Ricordo che Gaetano Marino venne
schiaffeggiato pubblicamente e
umiliato per ordine di Arcangelo
Abete. Gennaro Marino, ossia
“Genny mecchei”, non sapeva che
noi andavamo a discutere con la
“Vinella”. Lei mi chiede se era possibile che noi prendessimo una tale decisione gravissima e io rispondo di sì, perché “Genny mecchei” è al 41bis. Fu già da quell’incontro che si decise di fare questa guerra e tutti questi morti. I
gruppi di fuoco della “Vinella” che
venivano messi a disposizione erano composti da Antonio Mennetta,
Rosario Guarino, Fabio Magnetti,
Totore “mezzanotte” e altre persone che saprei riconoscere in foto. Il
gruppo di fuoco dei Marino era
composto da me e da... (omissis)».
allora alleato dei Mennetta e in buoni rapporti personali con “Er
Nino”. «Antonio Mennetta mi riferì che aveva detto a Marco Di
Lauro che il suo gruppo era andato alla “Vinella” ad insultarli e che
aveva violato la regola, già impostata dagli Amato-Pagano, di non
uscire dal Rione dei Fiori. Marco Di Lauro, per quello che mi disse
Mennetta, disse che se il parente avesse ripetuto una cosa del
genere, avrebbe dato lui stesso soddisfazione alla Vinella,
punendolo. Quindi, l’omicidio Faiello finì con questa
riappacificazione». Per gli inquirenti proprio Mennetta sarebbe
stato l’artefice del tentativo di isolare gli Abete-AbbinanteNotturno-Aprea. lusa
La composizione dell’alleanza, con
un appoggio finale anche da parte degli Amato-Pagano secondo la
Dda, avvenne gradualmente.
«Mentre all’inizio - ha sostenuto nel
corso dello stesso interrogatorio
Gianluca Giugliano - eravamo noi
Marino con loro della Vinella, dal
gennaio 2012 molti si sono aggregati provenendo da altre zone. Il
primo gruppo fu quello di Antonio
Leonardi, poi la “33” ossia il figlio di
“zio Paolo” e tanti altri ancora. La
condizione per aggregarsi era di
combattere per la stessa causa: la
guerra contro gli Abete-Abbinante. Degli obiettivi, ossia degli omicidi, che ci eravamo proposti non
è poi morto nessuno, con riferimento ai capi, mentre altri sono caduti».