sabato 19 gennaio 2013

Al processo Misso e Giuliano

Riporto copiando da il giornale il roma l'articolo scritto dal bravissimo giornalista Fabio Postiglione che di articoli importanti ne ha scritti tanti e che io ho copiato in questo blog.Be' il post in questione riguarda l'odio profondo che da anni covava tra le famiglie Giuliano di forcella e i Misso della sanita'.Un'odio profondo sfociato in rissa,quando durante un processo i due ex boss oggi collaboratori di giustizia se le suonarono di santa ragione.In verita' fu Raffaele Giuliano a tentare di ammazzare Peppe Misso,comunque per quei fatti c'e' un processo in corso.Prima con una pietra avvolta
in un panno. Poi mentre dormiva
nell’infermeria. Giuseppe
Misso, l’ex boss della Sanità, ha

rischiato la vita per due volte. Una
vicenda assurda e drammaticamente
vera che ha visto protagonista
due capi della camorra che
hanno scelto di passare dalla parte
dello Stato da anni e se le sona
date di santa ragione alla prima
occasione possibile.
Vecchi rancori covati nel tempo.
Omicidi. Accuse. «Infamità», come
le chiamano i personaggi “di
strada”. E proprio nell’aprile del
2009, nel carcere di Rebibbia,
scoppiò una rissa tra Misso e Raffaele
Giuliano detto “’o zuì”, ex capoclan
di Forcella, quartiere “nemico”
di quello di Misso. Adesso
per quella rissa, la scorsa settimana
è finito sotto processo, con
giudizio immediato, su richiesta
della Procura di Roma competente
territorialmente, ma tra le polemiche.
Questo perché l’avvocato difensore
di Misso, Michele Capano,
aveva chiesto che l’imputazione
di lesioni aggravate fosse cambiata
in tentato omicidio. «Voleva
non certo ferirlo ma ucciderlo. Ci
siamo costituiti parte civile e cercheremo
di dare battaglia nel corso
di tutto il processo, come giusto
che sia». Inoltre l’avvocato lamenta
la lentezza dell’indagine:
«Quattro anni è un tempo non accettabile
per chi aspetta giustizia
».
Da quanto è stato ricostruito dalle
relazioni di servizio Giuseppe
Misso, nel carcere di Rebibbia,
dopo i sei mesi canonici previsti
dallo Stato affinché un collaboratore
racconti tutto quello che conosce
ed è in compelto isolamento,
era nella sua cella aperta quando
fu colpito alle spalle da un uomo
al momento dell’aggressione
non ancora identificato. Aveva
una pietra tra le mani, o comunque
un colpo contundente avvolto
in un panno. Due colpi alla testa
e Misso perse i sensi. Fu poi
soccorso da altri pregiudicati che
erano lì con lui e furono allertati
gli agenti di polizia penitenziaria
che accorsero sul posto poco dopo.
Si capì che era stato Raffaele
Giuliano detto “’o zuì”. Misso fu
portato d’urgenza, semi-incosciente
in infermeria e Giuliano
invece in isolamento. Quattro
giorno dopo la seconda aggressione.
“’O zuì” riuscì, ancora non
si sa come, a lasciare l’isolamento
e a raggiungere Misso che era
disteso sul lettino, così come ha
ricostruito il suo avvocato difensore.
Fu colpito da un pugno in
pieno volto che gli procurò delle
lesione al sopracciglio. Un agguato
vero e proprio. A seguito
delle aggressioni subite Misso fu
trasferito in un altro penitenziario.
Adesso a distanza di anni si
è celebrata agli inizi di gennaio
alla prima udienza. Il pm ha chiesto
il giudizio immediato per Giuliano
che tra l’altro ha perso lo status
di collaboratore di giustizia
dopo le innumerevoli ritrattazioni.
Rischia dunque una pena severa
ma il processo è ancora alle
battute iniziali e la difesa di Misso
battaglierà per ottenere il mutamento
del capo di imputazione
da lesioni aggravate a tentato
omicidio.
 Ma il fratello di “’o rre” è infermo
 Raffaele Giuliano “’o zuì”
ha problemi di natura psichiatrica
tali da determinare l’impossibilità
di stare in giudizio. Questo è quanto
ha stabilito la superperizia ordinata
dai giudici della terza Corte
d’Assise di Napoli su sollecitazione
dell’ufficio di Procura ed in particolare
del pubblico ministero della
Dda, Alfonso Davino. Era il maggio
scorso. «Infermo di mente»,
questo quanto ha scritto lo specialista
nella relazione che domani
depositerà ai giudici che l'hanno
ordinata. Una decisione a sorpresa
che non lascia adito a dubbi e
che per questa ragione mette sulla
“graticola” tutte le sue dichirazioni
presenti, passate e future. Ha
ritrattato le sue accuse in più processi.
Ha aggredito degli agenti di
polizia penitenziaria.
E adesso nei processi dove lui è testimone
le dichiarazioni che ha rilasciato
vengono a acquisite perché
non si presenta. In Procura è
scoppiato un vero proprio caso e il
nome è quello di Raffaele Giuliano
“’o zuì”. L’ex boss di Forcella, uno
dei primi a vuotare il sacco con i
magistrati, sta passando un periodo
“complicato” disattendendo ai
suoi obblighi di collaboratore di
giustizia. Per questo la Procura di
Napoli aveva chiesto alla terza Corte
d’Assise di Napoli di nominare
un perito psichiatrico. Giuliano si
era reso protagonista di una clamorosa
rissa con alcuni agenti di
polizia penitenziaria mentre era
detenuto in un sito remoto del carcere
dove attualmente sconta un
residuo di pena. Le sue accuse erano
state alla base di decine di processi
che hanno permesso agli inquirenti
di arrestare e di condannare
centinaia di personaggi. Le
sue accuse per esempio sono le
principali per il processo “piazza
pulita”. Quando Forcella si svegliò
per il suono delle sirene delle volanti
già sapeva che nulla sarebbe
stato più come prima.
Da quel giorno le forze dell'ordine
avrebbero fatto piazza pulita di tutto
quello che di marcio c’era in
quei vicoli bui. Era il blitz dei grandi
numeri quello del marzo del
2006: fu ribattezzato per l'appunto
“piazza pulita”. L’obiettivo era
infatti quello di tagliare ponti e viveri
alla camorra e partire dal basso,
dal piccolo spacciatore fino ad
arrivare al boss che riforniva le
“piazze” della droga.