domenica 27 gennaio 2013

Fu ammazzata con 80 coltellate accorato appello della mamma...

NAPOLI - «È morta uccisa da una bestia ma anche perché lo Stato non l'ha tutelata». Le parole pronunciate da Luisa Falanga scorrono piene di dolore e rabbia per raccontare, ancora una volta, la storia di sua figlia ma soprattutto per chiedere giustizia.

Stavolta, la mamma della 25enne napoletana massacrata dall'ex fidanzato con 80 coltellate il 22 novembre del 2010, porterà il suo appello a Roma il giorno in cui verrà celebrata l'udienza per stabilire la conferma o meno della sentenza di condanna di I grado inflitta con 30 anni di reclusione a Luigi Faccetti, il 24enne napoletano efferato carnefice di Emiliana Femiano.

La Corte di Assise di Appello della I sezione del Tribunale di Roma si pronuncerà il 31 gennaio. «Pretendo e supplico il giudice di confermare la pena all'assassino di mia figlia - spiega Luisa che ha gli occhi spenti ma conserva lo stesso sguardo dolce che aveva la sua bellissima figlia - penso sempre a quante volte Emiliana gli avrà chiesto di fermarsi mentre l'aggrediva e lui non ha avuto pietà, è stato cattivo e ha portato a termine il suo piano di morte».

Quel piano messo a punto con i due cugini di Luigi Faccetti, Giuseppe Prisco e Marco Prisco che riuscirono a convincere con l'inganno Emiliana facendola incontrare col suo assassino, fu possibile per la condizione che il legale penale della famiglia Femiano, Paolo Abenante, ha definito «vuoto di tutela preventiva». «Un anno prima della morte di Emiliana c'era stato un primo tentativo di ucciderla colpendola con 10 coltellate al collo ed in faccia - spiega il legale - quell'episodio fu denunciato dalla vittima e la pena di 8 anni di reclusione inflitta a Luigi Faccetti fu sostituita da un giudice non titolare con gli arresti domiciliari a Terracina, condizione che rese possibile poi l'incontro successivo e fatale con la ragazza».

Un episodio che è stato definito dal legale dei familiari della vittima «il totale fallimento della giustizia preventiva». «Emiliana era troppo buona, non portava mai rancore - ricorda Luisa - le fecero così pressione l'ex ragazzo e i suoi familiari fino al punto di farla sentire in colpa di aver denunciato la prima aggressione e farla cadere nella trappola di un chiarimento dove purtroppo ha perso la vita».

In questi due lunghi anni di vuoto e di battaglie per sopravvivere al dolore, mandare avanti un negozio e accudire Domenico, fratello di Emiliana, al fianco di Luisa c'è stata l'associazione «Campania in Movimento» che manifesterà il 31 gennaio a Roma, di fronte al Tribunale con striscioni e magliette che ritraggono Emiliana e il suo sorriso. «Pochi giorni dopo l'omicidio di Emiliana organizzammo una fiaccolata, eravamo in 3000 con un messaggio ben preciso: Non uccidetela ancora - afferma Chiara Giordano, presidente di «Campania in Movimento» e oramai amica di Luisa - abbiamo seguito tutta la vicenda giudiziaria manifestando sotto al tribunale di Latina e organizzando vari sit in a Napoli per non far dimenticare quanto sia importante riconfermare la pena inflitta a Faccetti».

«Il 31 gennaio saremo a Roma per manifestare insieme ai familiari di Emiliana e a tutte le associazioni che vorranno fare rete con noi - conclude Chiara Giordano - ma la battaglia continuerà per tutte le altre donne perché fino a quando non verrà punito per tempo e con pene severe chi sbaglia, è inutile illudersi, non cambierà mai nulla». La speranza di Luisa è un grido ed un appello ai giudici. «Vorrei solo andare a trovare mia figlia il 1°febbraio per poterle dire che ha avuto almeno giustizia anche se nessuno me la potrà ridare».