mercoledì 9 gennaio 2013

«Io non sono un camorrista, non ho ucciso Faiello»

«Non sono un boss della
camorra. Io lavoro e non sapevo
nemmeno di essere ricercato dalla
forze dell’ordine». Per circa
un’ora si è difeso strenuamente,
anche con motivazioni apparse
sorprendenti agli interlocutori, Antonio
Mennetta detto “Er Nino”: il
28enne arrestato per l’ omicidio
del “dilauriano” Antonello Faiello
e ritenuto da inquirenti ed investigatori
il capo del clan della “Vanella
Grassi”, gruppo di malavita
che prende il nome dalla zona in
cui opera e che ha scatenato una
guerra contro gli Abete-Abbinante-
Notturno-Aprea per il controllo
delle piazze di spaccio.
All'interrogatorio, davanti a giudice
per le indagini preliminari e
alla presenza del pubblico ministero
De Marco e del suo avvocato
Giuseppe Ricciulli, Mennetta
ha anche riferito di essersi recato
a Scafati a casa di parenti proprio
perchè aveva intenzione di evitare
ogni contatto con Scampia e
Secondigliano. Inoltre “Er Nino”
ha sostenuto di non aver partecipato
all'omicidio di Antoniello Faiello,
assassinato il 14 aprile del
2011, fornendo anche un alibi che
ovviamente ora è al vaglio della
magistratura. "Non ero a Secondigliano
in quel periodo e alcuni
dei collaboratori che mi accusano
neanche li conosco", ha concluso.
Il Gip si è riservato la decisione,
ma è probabile che per un’eventuale
scarcerazione Antonio Mennetta
dovrà attendere il Tribunale
del Riesame. Intanto, gli uomini
della squadra “Catturandi” stanno
esaminando le tracce lasciate dal
ricercato nel nascondiglio di Scafati
(dove sono stati arrestati per
favoreggiamento Antonio De Vita
e il figlio Umberto). A cominciare
da alcuni biglietti in cui sono annotate
delle frasi in codice, con affianco
dei numeri che non sembrerebbero
a un primo esame il risultato
di una contabilità. Probabilmente
si tratta
di un linguaggio
noto a poche
persone, con le
quali Antonio
Mennetta comunicava
attraverso
i fedelissimi
che conoscevano
il luogo in cui si trovava. A
proposito di questo, gli investigatori
ritengono che “Er Nino” si trovasse
nella villetta da qualche
giorno prima di Natale. In precedenza
comunque, non si sarebbe
spostato di molto dalla provincia
di Napoli a cavallo con quella di
Salerno.
L’accusa più grave a suo carico riguarda
l’omicidio di Antonello Faiello
detto “Al Pacino”, avvenuto il
14 aprile 2011: un affiliato ai Di
Lauro che insieme
ad altri aveva
organizzato
una spedizione
punitiva nella
“Vanella Grassi”
a causa di due
ragazze che
erano uscite
con esponenti di entrambi i gruppi.
“Er Nino” avrebbe esploso materialmente
il colpo di grazia alla
testa della vittima. luisa