martedì 12 febbraio 2013

Anatomia di un capo camorra

Erano gli anni 80 quando i fratelli Giuliano di forcella crearono un maxi cartello per frenare l'ascesa dell'esercito Cutoliano,che da mesi si stava imponendo con forza su tutta Napoli e provincia.Una strategia quella usata da Raffaele Cutolo efficacie e vincente.Alleava alla sua nuova camorra tutti i gruppi emergenti che in pochissimo tempo si trasformavano in veri e propri eserciti di morte.I fratelli Giuliano di Forcella erano uno dei pochi gruppi camorristici che stava tentando da mesi di frenare la sanguinosa ascesa dei Cutoliani nel centro storico di Napoli.Così il capo dei capi Luigi Giuliano organizza una mega riunione con tutti i gruppi,i capi e gregari anticutoliani,tra questi gruppi molti erano della provincia di Napoli,ma in quel periodo di morte guerra e distruzione chiunque era il benvenuto per i forcellesi.Così i fratelli Giuliano creano una super alleanza che battezzano con il nome di fratellanza napoletana,un gruppo ben organizzato che risponde colpo su colpo alle arroganze Cutoliane.Molti mesi dopo nella coagulazione anticutoliana entrano a far parte molti boss della provincia tra cui Luigi Vollaro,Mario Fabbrocino e Antonio Bardellino,il nome dell'organizzazione cambia da fratellanza napoletana a Nuova Famiglia cartello che sta ottenendo ampi consensi pure dalla mafia siciliana.Tra i tanti gregari che vanno ha studiare la scuola del crimine a Forcella ci sono molti giovanotti di secondigliano,come ad esempio Aniello La Monica,Paolo Di Lauro,Domenico Silvestri e Cianciulli Ciro.Molti sono semplici gregari,altri efferati killer,con l'unico scopo di decimare l'esercito Cutoliano.Anche nel fronte Cutoliano ci sono alcuni secondiglianesi doc,gente dura di poche parole che in poco tempo si sono imposti sulla scena criminale campana con determinazione.Come ad esempio Pasquale Antonucci (o riccio)vero numero due della nuova camorra organizzata,poi c'e Carlo Biino altro uomo di punta della nuova camorra,poi ancora lo spietato e freddo killer Pasquale D'Amico detto o cartunar.Giovani cresciuti in fretta che in fretta vogliono imporsi sulla scena criminale,i secondiglianesi Cutoliani facevano davvero paura a quel tempo,era uno dei tanti gruppi di fuoco Cutoliani che massacrava decine di avversari a settimana.Ma anche la Nuova Famiglia poteva contare sull'appoggio e fedeltà di alcuni secondiglianesi che di erano dimostrati secondi a nessuno,come Aniello La Monica il piu' carismatico dei secondiglianesi e il piu' impulsivo,si diceva che aveva fatto fuori molti nemici,la sua arma preferita era la pistola Pyton,aveva aperto anche un negozio di abbigliamento miezz a l'arco che aveva chiamato Pyton appunto.Comunque erano tutti gregari che ostentavano rispetto per i capi e fedeltà,a differenza di questi c'era un'altro secondiglianese che non aveva nessuna voglia di sottomettersi ne ai Cutoliani ne alla Nuova Famiglia,Gennaro Licciardi detto a scigna uomo di punta della camorra secondiglianese con una personalità forte e macchiavellica che chiedeva sottomissione e non provava la benché minima sudditanza psicologica.All'inizio sembrava una scheggia impazzita,odiava a morte i Cutoliani e possiamo dedurre che ne abbia ammazzati tanti se pensiamo all'agguato organizzato nelle celle di sicurezza di Castel Capuano dove il Cutoliano Michele Montagna ammazza con una pistola calibro nove Antonio Scialo',finiti i colpi estrae un lungo coltello a serramanico e infierisce contro Gennaro Licciardi con ben 26 cortellate.Gennaro Licciardi si difende a mani nude ma e' disarmato e gli tocca la peggio,il Cutoliano lo abbandona in un mare di sangue,anche le guardie subito giunte nella piccola cella oltre ad Antonio Scialo' danno per morto anche Gennaro Licciardi che invece combatterà per due settimane contro la morte uscendo dal coma dopo due settimane.Quando viene dimesso tutti i capi i killer e gregari della nuova famiglia lo vanno ad omaggiare,e' stato un'uomo coraggioso che a mani nude ha difeso non solo la sua vita ma anche il suo onore.Da semplice gregario diventa col passare dei mesi un mito per molti giovani gregari,non passano inosservate nemmeno la solidarietà che mostra verso i detenuti e gli amici che si trovano in difficoltà,convivono con lui due personalità,una quella di spietato assassino,l'altro uomo in grado di mostrare gesti e ampie azioni di solidarietà.Forse in quel periodo nascono i primi attriti con l'uomo che in futuro si trasformerà in uno dei nemici piu' odiati di Gennaro Licciardi,siamo nel 1983 Giuseppe Misso da poco e' uscito di prigione dopo tre anni di detenzione,il boss del rione sanità non solo ha dimostrato nel tempo di essere uno stratega brillante,ma anche lui dispone di una personalità forte che non vuole sottomettersi a nessuno.Il loro primo incontro lo racconta lo stesso Giuseppe Misso nel suo libro i leoni di marmo,un'incontro nato per caso da modo ai due futuri boss di misurarsi con cautela,studiarsi,forse un profetico segno del destino.Misso racconta che poche ore prima aveva trattato a muso duro due affiliati dei fratelli Giuliano,si erano presentati
In un negozio di scarpe di un suo amico fraterno Alfonso Galeota.Si erano fatti portare dalla commessa del negozio una trentina di paia di scarpe,e dopo che ne avevano provati altrettanti ne avevano scelti una ventina,dicendo ad Alfonso Galeota che il conto lo avrebbe pagato Guglielmo Giuliano.A quel punto racconta Giuseppe Misso intervenni io,ordinai alla commessa di riprendersi le scarpe e di non consegnare niente ai due.Uno dei due il piu' duro chiese con aria spavalda il perché e Misso di rimando gli disse che era la prima regola del commercio non far debiti,ma che Alfonso Galeota era un suo amico fraterno e che da quel momento in poi chiunque avesse comprato scarpe o altro doveva pagare in contanti senza lasciare sospesi.Dopo un po' Giuseppe Misso decide di andare da Luigi Giuliano per chiarire una volta per tutte come stavano le cose,da ora in avanti i fratelli di Forcella dovevano rinunciare a fare estorsioni ai commercianti di via duomo .Quando Giuseppe Misso si reca a casa del suo amico fraterno Luigi Giuliano si rese subito conto che era in corso una riunione importante,e che oltre ai napoletani stavano partecipando molti boss della provincia.Quando entrai racconta Misso Luigi Giuliano mi venne incontro con le braccia aperte,mi abbraccio' e bacio',gli stavo accennando quando successo poco prima e lui mi interrompe e mi dice che stavano discutendo anche di quello,mi disse che solo perche' ero un suo amico fraterno non era stata emessa nessuna condanna contro di me.Mi volle trascinare a forza in quella riunione in mezzo a quelle persone,c'erano armi sparse un po ovunque,mitra pistole e perfino bombe a mano,Luigi Giuliano volle per forza farmi sedere vicino a lui dicendo ai presenti che io per lui rappresentavo l'ideale della sua vita.In questo modo mi stava coinvolgendo a pieno titolo nella guerra in atto tra Cutoliani e nuova famiglia,da quel momento diventavo anch'io un bersaglio e mi sentivo un bersaglio.Stavano parlando delle strategie da adottare per massacrare quanti piu' Cutoliani possibili,si ammazzava per niente,anche se un barbiere metteva piu' attenzione con uno anziché un'altro poteva benissimo essere ucciso in qualsiasi momento,veniva accusato di simpatizzare con uno o viceversa.Stavano parlando della guerra in atto quando Luigi
Giuliano chiese silenzio e disse che visto che si erano impegnati a passarsi informazioni e altro,era opportuno sentire con le loro orecchie io cosa avessi da dire sul comportamento di Alfonso Galeota,un commerciante onesto che non aveva mai avuto niente a che fare con la camorra e i camorristi.Quella canaglia mi stava mettendo in grande difficoltà ma visto che volevo bene a Alfonso chiesi cosa centrava lui con quella riunione.Mi risposero tre o quattro di loro dicendo che erano sicuri che Alfonso Galeota avesse qualche tipo di rapporto con i Cutoliani,tra questi c'era uno in particolare che si sentiva importante in mezzo agli altri,si pavoneggiava e Luigi Giuliano quando si rivolgeva a
lui lo faceva con riguardo.Rimasi perplesso perché era un atteggiamento
strano visto che Luigi Giuliano si sentiva sempre e ovunque superiore a tutti gli altri,e con quel suo carattere chiedeva sempre sottomissione.Questo tizio un certo Sabatino o macaco somigliava davvero ad una scimmia,una massa di grassume alto un metro e settanta.Misso nel suo libro non fa nessun riferimento formale di Gennaro Licciardi,ma non ci vuole la zingara per capire che quel Sabatino
o Macaco così chiamato fosse in realtà il capo della camorra secondiglianese futuro fondatore dell'alleanza di secondigliano.Noi facciamo la guerra e non possiamo credere ai buoni sentimenti,e io stesso o visto piu' volte Alfonso Galeota in tribunale mentre assistiva alle udienze in cui era indagato Raffaele Cutolo.Non credevo alle mie orecchie racconta Misso,si voleva uccidere un'uomo solo perché sospettato di simpatizzare per i Cutoliani,mi impegnai con tutte le mie forze per non far ammazzare Alfonso Galeota promettendo che tutti questi fatti o qualsiasi amicizia con i Cutoliani era sicuramente antecedente alla situazione in atto.Promisi che in caso contrario avrei ammazzato io stesso Alfonso Galeota se si sarebbe fermato anche per un solo secondo a parlare con qualche Cutoliano,o macaco non
voleva cedere nemmeno a questa soluzione ma Luigi Giuliano fece sentire tutto il peso del suo ruolo di capo e così si decise risparmiare Alfonso Galeota e dare credito alla mia promessa.O macaco mi lancio' un occhiata carica di odio,individui del genere si realizzano attraverso il sangue e la morte per affermare il loro potere,capii che quella specie di uomo sarebbe diventato ben presto un mio nemico,complessato com'era non riusciva a farsi una ragione che io arrivato fresco fresco lo avevo scavalcato.Questa e' la testimonianza che Giuseppe Misso riporta nel suo libro i leoni di marmo,profetico questo incontro per la guerra che in futuro scoppierà tra i due clan,guerra cruenta e lunga che durerà oltre un decennio,a Misso verra' ammazzata la moglie insieme a Alfonso Galeota mentre nella strage rimangono feriti
In maniera grave Giulio Pirozzi e la moglie.Ma per raccontare l'ascesa criminale di Gennaro Licciardi non basterebbe un libro intero,tanti sono gli aneddoti i racconti le gesta che nel tempo hanno trasformato Gennaro Licciardi in mito.Un mito che col tempo ha sfidato i piu' potenti capi camorra non solo della città di Napoli ma anche della provincia.Lo rispettavano i casalesi,mentre era temutissimo dai Moccia di Afragola che hanno mantenuto il controllo del territorio grazie anche all'amicizia fraterna che legava Vincenzo Moccia e Gennaro
licciardi.Verità giudiziarie incontrovertibili depositati in tanti processi contro esponenti della nuova
Famiglia di Carmine Alfieri.Il boss dei boss Carmine Alfieri nei primi anni novanta voleva ammazzare Gennaro Licciardi e chiese a
Luigi Moccia di portarlo nella sua masseria di piazzola di
Nola,Luigi Moccia prese tempo e disse al capo della camorra nolana che prima voleva parlare con il fratello Vincenzo di questa cosa.La potenza di Licciardi e' cosi' inattaccabile che negli anni 90 rischia di creare un conflitto assai piu duro di quello contro i Cutoliani.La camorra napoletana investiva
e guadagnava tanti soldi con il calcestruzzo e per evitare tensioni tutte le cosche campane dovevano rispettare l'ordine estorsivo di duemila lire al metro cupo.I promotori erano i casalesi e i moccia,Gennaro Licciardi pretese che questa quota da duemila lire doveva aumentare a cinquemila lire,e le estorsioni cominciarono in questo senso.Tutte le cosche campane
compresi i casalesi i Moccia gli Alfieri criticarono la scelta di Gennaro Licciardi ma nessuno ebbe il coraggio di attaccarlo.Del resto la sua mole criminale viene riconfermata nel 1994 quando con Antonio Bardellino scomparso,Alfieri e Galasso pentito lo scugnizzo di secondigliano stava
Per diventare il piu' potente capocamorra della Campania.Dove
non sono riusciti amici e nemici il piu' potente capocamorra napoletano viene stroncato da una semplice ernia ombelicale,un magistrato che pochi mesi prima era riuscito a convincere Carmine Alfieri ha collaborare ci prova anche con Gennaro Licciardi rinchiuso
nel super carcere di Voghera,il boss secondiglianese risponde per le rime.Io pentirmi?Nemmeno da morto...Muore così il boss che aveva trasformato il sogno in alleanza.Quella di secondigliano appunto...