venerdì 1 febbraio 2013

Delitto Bacioterracino: si riapre il dibattimento


Armando Morra, il neopentito del clan Sacco-Bocchetti, parlerà anche dell’omicidio di Mariano Bacioterracino, il pregiudicato del rione Sanità, ammazzato ai Vergini. Il momento dell’omicidio fu ripreso da una videocamera
di sorveglianza e il video fece il giro di tutto il mondo. Per quel delitto in primo grado è stato condannato all’ergastolo Costanzo Apice. Ieri in corte d’Appello doveva essere il giorno della discussione dell’avvocato Claudio Davino
ma invece il procuratore generale ha chiesto di riaprire il dibattimento ed
ascoltare il neopentito. Già nel suo verbale illustrativo aveva dichiarato di
poter parlare anche dell’omicidio di Bacioterracino oltre a quello di Carmine
Grimaldi dove Apice è sotto processo ma in primo grado.
Condannato all’ergastolo per l’omicidio di Mariano Bacioterracino. Raggiunto
da un’ordinanza per l’omicidio di Carmine Grimaldi. Una per camorra e traffico di droga. Ed è anche sospettato di essere l’assassino di Ciro Reparato.
È il profilo di Costanzo Apice, 31enne, che da sconosciuto alle forze dell'ordine, è salito alla ribalta grazie al lavoro investigativo di carabinieri e polizia.

Ad accusarlo di un altro omicidio è un pentito che la Procura ritiene credibilissimo.
Si tratta di Carlo Capasso, affiliato ai Di Lauro a 15 anni e collaboratore di
giustizia a 22. È lui a raccontare dell'omicidio della zio Ciro Reparato, avvenuto il 31 gennaio 2008. Un delitto che il pentito ha attribuito, nel corso dell'interrogatorio del 18 gennaio scorso, al fatto che lui aveva ucciso poche settimane prima Eugenio Nardi. Il clan Sacco-Bocchetti si sarebbe così vendicato e a commettere quel delitto sarebbe stato proprio Costanzo Apice. Ecco alcuni passaggi del verbale del collaboratore di giustizia, componente con
mansioni soprattutto di killer del gruppo alle dirette dipendenze di Marco e
Antonio Di Lauro. «Sacco e Marco Di Lauro proseguivano le trattative per far
incontrare loro referenti e mio zio Ciro Reparato venne alla mia abitazione e
mi disse che si doveva recare dietro da Giovanni Cesarano perché vi era tale ‘o luongo che gli doveva parlare. Mi specificò che sarebbe andato all'appuntamento con Antonio Di Lauro. Effettivamente mio zio si recò all'appuntamento unitamente ad Antonio Di Lauro e, dopo circa mezz'ora venni raggiunto da Pasquale Spinelli in quale mi informò che avevano ucciso mio zio».