venerdì 1 febbraio 2013

Ora si teme la reazione della cosca



 Chi ha ucciso Antonio Minichini deve avere la consapevolezza di
essere abbastanza forte per affrontare
il cartello camorristico che attualmente la fa da padrone a Ponticelli, a Cercola e a Volla e che può contare anche
sull’alleanza con il clan Cuccaro-Aprea
di Barra. Insomma, chi ha organizzato
l’agguato del parco Conocal sa di avere “pestato i piedi” ad un vero e proprio
gigante della malavita organizzata. Per
questo gli investigatori temono una
sanguinosa faida ad est di Napoli, come quella scoppiata nel 1998 e 1999
proprio tra i De Luca Bossa-Minichini,

appoggiato dai “barresi”, e gli allora potentissimi Sarno.
La geografia criminale di Ponticelli è
molto cambiata negli ultimi due anni.
Il tentativo di Salvatore Tarantino di tenere insieme quello che era rimasto del
clan Sarno naufragò il 26 novembre del
2009, quando il reggente della cosca
venne ammazzato proprio dai De Luca Bossa-Minichini. E per quell’omicidio alla sbarra ci sono il ras Ciro Minichini “Cirillino”, considerato l’esecutore matriale, mentre i mandanti sono la
suocera Teresa De Luca Bossa e il padrino di Barra Andrea Andolfi “’o minorenne”, elemento di primissimo piano del clan Cuccaro.
A parlare della situazione criminale a
Ponticelli e a Barra, ultimamente, è stato l’ex boss Giuseppe Esposito “’o maccarone”, cugino dei Sarno, che per un
periodo ha retto la cosca familiare ormai in pezzi. «Dopo l’omicidio di Tarantino - racconta Esposito -, Ponticelli era controllato dai barresi e da Minichini Ciro, i quali inviavano una quota
anche a noi di Ponticelli che ammontava a circa 4-5mila euro al mese che
dividevamo io, Nicola Sarno, Visone
Antonio e pagavamo qualcuno degli affiliati e qualche famiglia dei detenuti.
Fu in questo frangente che andai nuovamente a parlare con Teresa De Luca
in quanto una volta mi venne mandata una quota irrisoria, di circa tremila
euro, per cui andai a reclamare. Questa
situazione è andata avanti per poco più
di un mese, in quanto alla fine di dicembre Teresa De Luca, Minichini e
alcuni suoi scagnozzi vennero tratti in
arresto. Assieme a loro venne arrestato Santamaria Sergio perché in quel periodo corrispondeva la quota della
“piazza” di droga che gestiva proprio
Teresa De Luca. Dopo la carcerazione
di Teresa De Luca, il controllo di Ponticelli era affidato esclusivamente ai barresi, che non ci inviarono più niente.
La situazione si ruppe quando venni a
sapere che alcuni uomini di Andrea
Andolfi avevano picchiato mio fratello
Franco, che si guadagnava la giornata
facendo lavori di pulizia nei mercatini
e facendo pagare qualcosa dai commercianti. Ciò non andò bene ai barresi, che in quei mercati imponevano le
estorsioni, per cui decisero di picchiare mio fratello. Fu a quel punto che, dopo averne parlato con mio fratello Pacifico e con mio fratello Bruno, decidemmo tutti insieme di non sottostare più a quella situazione. Radunai intorno a me alcuni ragazzi del rione ed
alcuni vecchi affiliati al clan Sarno e cominciammo a girare armati per Ponticelli, diffondendo la voce che da quel
momento in zona la comandavamo noi,
affinché quella voce giungesse anche
ai barresi».