domenica 10 febbraio 2013

Quando Vincenzo Licciardi ammoni' Gennaro Sacco.


Una delle gole “profonde” della cosca è Carmine Sacco.
Ecco una parte della ricostruzione sulla genesi della scissione.
«Quando Gennaro Sacco uscì dal
carcere trovò il clan Bocchetti un
po’ allo sbando, circostanza dovuta alla carcerazione di Gaetano
Bocchetti ed alla sua, ossia le due
persone più carismatiche per il
clan. Gli altri affiliati tradizionali ai
Bocchetti si arrangiavano come
potevano e faccio ad esempio riferimento a mio padre che era organizzato con la droga ed altro per
conto suo. Proprio mio padre
quando andò a salutare Gennaro

Sacco si lamentò con lui dello stato delle cose e offrì la sua disponibilità ad un cambiamento più incisivo. Gennaro gli rispose che le
cose sarebbero cambiate entro un
anno e mezzo circa granché a lui
piaceva fare le cose piano piano e,
soprattutto, stando attento a non
tornare di nuovo in carcere. So, per
avermelo raccontato mio padre,
che Gennaro Sacco ebbe un colloquio con Vincenzo Licciardi il
quale gli disse di farsi spazio dato
che erano in troppi in un territorio
limitato e Gennaro poteva contare su uno dei gruppi di fuoco più
forti dell’Alleanza di Secondigliano, ossia quella “aret ‘o pizz”. Vincenzo Licciardi si era esteso su
San Pietro a Patierno, zona per la
quale il referente criminale era
sempre stato Gennaro Sacco, e
non aveva alcuna intenzione di
fargli spazio in quella zona. Anzi
Gennaro Sacco soffriva la condizione di essere subordinato al clan
Licciardi e di non potersi muovere senza il benestare di Vincenzo
Licciardi. Ugualmente anche il suo
compagno fraterno Giovanni Cesarano soffriva una condizione di
limitato spazio all'interno del clan
Licciardi nonostante i 30 anni di
malavita che aveva speso per i
Licciardi. Queste furono le ragioni che portarono alla scissione dei
Bocchetti dal clan Licciardi, scissione dopo la quale alcuni affiliati
storici ai Licciardi passarono con
i Sacco-Bocchetti, ad esempio
Carminiello “'o musso", Vincenzo
Allocco, lo stesso Cesarano ed altri dal carcere, i fratelli Tufano. Anche Pasquale Salomone aveva
questa intenzione e per questo
venne ucciso. Quanto ai fratelli
“Tufano”, ossia Francuccio, Ninone e Giovanni, essi dopo l'omicidio di “Bombolone” sono passati
con i Sacco-Bocchetti. Prima della scissione sono sempre stati dei
criminali del rione Berlingieri, disponibili per i compagni, ossia i
Licciardi che li chiamavano per
commettere alcuni reati. Insieme
a loro vi era un gruppetto di persone composto da Rosario “'o pazzo", ossia Antonio Vizzaccaro, che
poi è morto ammazzato, “'o negretto”, Toni figlio di Giovanni Feldi, Raffaele Amato, “'o russo” detto anche “'a  triglia” per via del colore rosso dei capelli, Peppe “l'aragosta”, e “Niculino”. Tra costoro
Raffaele Amato, “Niculino”, Peppe “l’aragosta” gestivano la piazza
di cocaina dei “Tufano” nel rione
Berlingieri. I “Tufano” avevano anche una piazza di fumo nel rione,
nella quale c’era Toni Tufano e
“peppeniello”».