lunedì 11 marzo 2013

Il silenzio Imperfetto

Una volta la nostra citta' non era cosi',credetemi!Le cose erano diverse,non c'era tutta questa violenza.Di dissapori ce n'erano,ma tutto si appianava e la parola d'onore valeva e contava.C'era piu' educazione e piu' rispetto e l'onore non era solo una parola ma un modo di campare.Oggi tutto questo non esiste piu'.Questo fu lo sfogo di Salvatore Zazo da me soprannominato totore o' chef per le sue notevoli qualita' culinare.Era uno dei piu' grandi cuochi da me incontrato durante la diaspora di prigioniero.Tore o chef era un grande,amava cucinare,i suoi piatti erano raffinati,ma conservavano gli antichi sapori della cucina tradizionale napoletana.Quando tore cucinava,se chiudevi gli occhi ti sembrava di stare a casa,perche' il profumo era lo stesso.Tore o chef apparteneva a una delle famiglie piu' antiche e patriarcali di Napoli,i suoi racconti,le sue storie tramandati da nonni in generazioni a generazioni mi rapivano,e spesso passavo ore e ore ad ascoltarlo.Tanti anni fa,alla fine della guerra il porto di Napoli non era cosi' avanzato come oggi,il mare arrivava a pochi metri dal maschio angioino.Di fronte al mare c'era un vecchio borgo fatti di vicoli,detto o' buvero o' rito(borgo loreto.I vicoli non avevano nome ma erano contrassegnati con i
numeri,vico5,vico15,vico30 ecc.Al vico 10 abitava la famiglia Zaza,al vico 13 un'altra famiglia,gli Spavone.Entrambi erano famiglie patriarcali molto numerose.Gli Zaza vivevano di pesca,erano tutti pescatori.Uscivano di notte e con le barche a remi e fino all'alba si davano da fare.I nostri mari erano pieni di pesci.Anche gli spavone erano pescatori,ma erano anche dei prepotenti che pretendevano la camorra da tanti pescatori del borgo sul loro pescato.Una quota che gli Zaza non vollero piu' pagare,ne nacque una rissa furiosa,le due famiglie si affrontarono con coltelli e pistole,fortunatamente non ci furono morti,solo feriti.Ma fu raggiunto un risultato notevole,gli Zaza seguiti da altri pescatori del borgo si ribellarono e non pagarono piu' il pizzo agli spavone.Per intercessione di altri mammasantissima il litigio fu appianato,ma l'odio tra le due famiglie rimase per tutta la vita.Alla fine della guerra il porto si riempi' di navi americane,e chiunque fosse in grado di procurarsi qualche imbarcazione si recava sotto le navi americane e acquistava tutto quello che era possibile reperire,sopratutto sigarette,e fu cosi' che man mano inizio' il contrabbando.Un traffico che per anni fu una delle maggiori fonti di guadagno per il popolo napoletano.Il contrabbando per Napoli era come la fiat per Torino,migliaia di famiglie campavano con il contrabbando di tabacco,e nessuno di loro si sentiva un delinquente,ma solo un tabaccaio senza licenza.Credetemi e' con la fine del contrabbando che inizio' la droga,che assieme al cervello della gente brucio' anche l'onore,e dopo nulla piu' fu come prima.Gli Spavone col tempo scomparvero,il vecchio patriarca mori',un figlio fu ucciso,un'altro emigro' in America,il terzo fini' in galera per aver vendicato la morte del fratello.Nel carcere di Procida uccise un detenuto calabrese e ne feri' un'altro e alla sua condanna si aggiunse pure questa.Ma durante la sua lunga detenzione fece anche qualcosa di buono che gli fece guadagnare la grazia dal capo dello stato.Durante l'alluvione di Firenze del 66 impedi' che un gruppo di detenuti della sua stessa prigione,approfittando della situazione di emergenza,penetrasse nella sezione femminile con il solo intento di usare violenza alle donne recluse.I detenuti erano invasati,volevano per forza violentare le detenute femminili e alcune guardie di custodia femmina.Antonio Spavone si intromise,si fece coinvolgere,lui vecchio guappo e vecchio camorrista non tollerava certe cose,cosi' si mise tra i cancelli che separavano i due bracci,maschile e femminile,e da solo armato della sua molletta sfido' chiunque a non oltrepassare quel cancello,pena la morte.Questo onorevole gesto accrebbe la sua fama facendolo diventare ben presto un mito.Si chiamava Antonio Spavone detto o' malommo,ed e' giusto ricordarlo non per i suoi trascorsi di sangue ma perche' non esito' a difendere un gruppo di donne che non conosceva e che mai lo avrebbero ringraziato.E a noi basta questo.
Testo copiato dal libro scritto dal boss Giacomo Cavalcanti il silenzio imperfetto.edito alla Tullio Pironti..