mercoledì 12 giugno 2013

Camorra, storia e affari del clan Di Lauro, da «Ciruzzo 'O Milionario» al rampollo Lello

I filmati. Per incastrare i capi del clan i carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno utilizzato intercettazioni telefoniche ed ambientali, operazioni di sequestro di armi (provenienti, in parte, dall’est dell’Europa) e di stupefacenti (acquistati anche sul mercato spagnolo), videoriprese delle piazze di spaccio del rione dei Fiori che documentano scene di “ordinaria illegalità”.
Le telecamere mostrano lunghe code di autovetture, i cui occupanti sono in attesa di acquistare stupefacenti, naturalmente dopo esser stati accuratamente controllati dagli affiliati addetti alla vigilanza del rione, una spacciatrice che dal balcone dell’abitazione “cala il paniere” contenente lo stupefacente al complice, il quale lo riceve e lo consegna all’acquirente, in attesa in autovettura, in cambio del denaro.
Gli affari. Indicazioni fondamentali sono arrivate dal sequestro dei libri contabili del clan avvenuto nelll’abitazione di Angelo Zimbetti, che mostrano l’enorme volume dei proventi illeciti. Nel periodo compreso tra il 1°aprile 2007 ed il 3 maggio 2008 l’organizzazione ha venduto 117.914 dosi di cocaina - o suoi derivati - ricavando quattro milioni e mezzo di euro. Ma gli incassi maggiori arrivano a Natale: nel periodo tra l Natale 2007 e il Capodanno 2008 in pochi giorni sulle piazze del Rione dei Fiori sono state vendute 4.080 dosi di cocaina per un incasso pari a dieci milioni di euro.

Il vigile. Ma le spese non mancavano: una parte dei proventi era investita per corrompere pubblici ufficiali. Le indagini hanno accertato che un vigile urbano in servizio a Secondigliano, e distaccato presso la Municipalità che ha sede nel Rione dei Fiori forniva notizie al clan ricevendo in cambio una regolare retribuzione settimanale. Le collusioni servivano anche per assicurarsi nuovi canali di vendita all’ingrosso di stupefacente, che arrivavano, ad esempio ad Ardea (Roma), e per garantire ai suoi uomini di vertice la copertura logistica necessaria per sottrarsi alle ricerche delle forze di polizia.
Gli agguati. Fuori dal Terzo Mondo la vita per gli uomini (e le donne) dei Di Lauro è sempre stata pericolosissima: nell’ordinanza dell’operazione Beluga si citano episodi inquietanti: per avventurarsi al di là del confine Antonio Lombardi e Antonella Brandi rischiarono la vita e furono inseguiti a colpi di mitraglietta e di pistola da un gruppo di scissionisti, poi passati nelle fila della cosiddetta Vanella Grassi che nel 2012 ha dato vita alla seconda faida: Luca Raiano (detto “Luchetto”), Rosario Guarino (Joe Banana), Luigi Aruta (Pilotino) e Raffaele Rispoli. Un altro esponente di spicco del clan fu accoltellato quando i rivali lo incontrarono per caso davanti allo Chalet Ciro di Mergellina.